La fine del mondo è sempre stata una paura comune per l’umanità. La data del 13 novembre 2026 è stata scelta come la presunta data in cui tutto finirà, secondo un articolo scientifico pubblicato su Science nel 1960.
I ricercatori dell’Università dell’Illinois sono giunti a questa conclusione piuttosto cupa osservando le cifre della popolazione mondiale. Secondo loro, “a questa data, la popolazione umana si avvicinerà all’infinito se crescerà come è cresciuta negli ultimi due millenni”.
Il fisico austriaco-americano Heinz von Foerster, autore principale dello studio, ha scritto che “i nostri pronipoti non moriranno di fame, saranno schiacciati dalla sovrappopolazione”. Questa prospettiva spaventosa ha portato i ricercatori a suggerire la creazione di un “peoplo-stat” per limitare la popolazione, ad esempio tassando le famiglie con tre figli per dimezzare il tasso di natalità.
Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questa predizione apocalittica. Il professore von Foerster ha dichiarato al New York Times che in realtà il team aveva stabilito un periodo più ampio per la fine dell’umanità, ma hanno scelto il 13 novembre 2026 perché il venerdì 13 è storicamente considerato sfortunato.
La sovrappopolazione è stata a lungo considerata come una minaccia per l’umanità, con previsioni apocalittiche che risalgono a decenni fa. Tuttavia, grazie a coltivazioni resistenti alle malattie, trattamenti medici migliorati e all’urbanizzazione, l’umanità non si sta mangiando a vicenda e l’Inghilterra esiste ancora.
Al momento, più di 8,3 miliardi di persone abitano il pianeta Terra, un aumento significativo rispetto ai 3 miliardi di persone nel 1960. Tuttavia, un neonato oggi avrà 54 anni nel 2080, quando le Nazioni Unite prevedono che la dimensione dell’umanità raggiungerà oltre i 10 miliardi.
Dopo secoli di crescita costante, i demografi prevedono che l’umanità inizierà a ridursi, con paesi come Cina, Germania e Russia già in declino demografico. Anche il Giappone e gli Stati Uniti stanno affrontando popolazioni sempre più anziane.
Il presidente Donald Trump, autoproclamatosi “presidente della fertilità” degli Stati Uniti, sta cercando di promuovere un aumento delle nascite offrendo incentivi fiscali ai genitori. Tuttavia, secondo il professore Joel Cohen dell’Università di Columbia, è più importante garantire che i bambini già nati siano nutriti adeguatamente anziché incentivare ulteriori nascite.
In un mondo in cui milioni di bambini soffrono di malnutrizione, è essenziale concentrarsi sulla cura dei bambini esistenti anziché promuovere la nascita di nuovi. La preoccupazione principale dovrebbe essere il benessere dei bambini, non solo il numero di nascite.
In conclusione, la profezia della fine del mondo nel 2026 dovrebbe essere considerata con cautela, dato il rapido cambiamento delle demografie globali e delle politiche sociali. L’umanità ha dimostrato di poter adattarsi e trovare soluzioni ai problemi di sovrappopolazione, e con una maggiore consapevolezza e azione, potrebbe essere in grado di evitare un futuro apocalittico.
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