L’immagine dell’uomo forte di Vladimir Putin è stata frantumata dall’umiliante retromarcia che ha preso per evitare una potenziale “guerra civile” questo fine settimana.
Il presidente russo ha ritirato le accuse contro Yevgeny Prigozhin e i suoi 25.000 mercenari Wagner solo poche ore dopo averli accusati di “tradimento” per aver assaltato una città sul suolo nazionale e marciato verso Mosca.
Invece di una condanna a vita in prigione, Prigozhin è stato esiliato in Bielorussia e i suoi soldati sono stati autorizzati a tornare in prima linea in Ucraina.
Il ritorno dei “ribelli armati” potrebbe sorprendere le truppe regolari russe, che si dice affrontino l’esecuzione immediata per disertare dai loro posti.
Il portavoce di Putin ha ammesso domenica che la situazione era diventata così “imprevedibile” che abbandonare le punizioni era l’unico modo per “evitare spargimenti di sangue”.
Solo un giorno prima, il suo capo aveva promesso “azioni decisive” in un discorso carico di riferimenti a un colpo di stato del 1917 che ha scatenato il crollo della monarchia russa e anni di sanguinosi scontri.
Un ex agente dell’MI6 ha affermato che il settantenne “ha perso autorità e legittimità all’interno della Russia”, anche se “è riuscito a tirarsi fuori per il momento”.
La retromarcia inaspettata di Putin ha destato molta attenzione sia in Russia che a livello internazionale. Molti si chiedono se questa mossa rappresenti un calo di potere da parte del presidente russo o se sia stata motivata da altre considerazioni strategiche.
L’accusa iniziale di tradimento nei confronti di Prigozhin e dei suoi mercenari Wagner era stata fatta dopo che avevano assaltato una città russa e avevano iniziato a marciare verso Mosca. Si pensava che la situazione potesse sfociare in un conflitto civile su larga scala, con le forze governative russe che combattevano contro questi mercenari.
Tuttavia, poche ore dopo l’accusa, Putin ha deciso di abbandonare le punizioni e ha invece scelto di esiliare Prigozhin in Bielorussia. Questa mossa ha sicuramente sorpreso molti osservatori, soprattutto considerando le sue parole di “azione decisa” pronunciate solo un giorno prima.
La decisione di Putin di permettere ai mercenari di tornare in prima linea in Ucraina ha anche sollevato interrogativi. Si sa che il governo russo ha sostenuto separatisti filorussi nella regione ucraina separatista, ma questa mossa potrebbe essere interpretata come un sostegno più diretto ai ribelli.
È possibile che Putin abbia deciso di evitare un conflitto diretto con i suoi stessi cittadini o che stia cercando di mantenere l’equilibrio tra le forze interne e quelle esterne. Alcuni analisti suggeriscono che la mossa possa essere stata dettata da considerazioni strategiche più ampie, come il desiderio di migliorare le relazioni con l’Occidente o di garantire una via d’uscita diplomatica alla crisi in Ucraina.
Indipendentemente dalle motivazioni di Putin, la sua retromarcia ha senza dubbio scosso l’immagine che molti avevano di lui come leader forte e autoritario. Molti russi si sono sentiti traditi dalla decisione di non punire Prigozhin e i mercenari Wagner, e questo potrebbe avere conseguenze a lungo termine per la sua leadership.
L’ex agente dell’MI6 ha indicato che questa mossa ha minato l’autorità e la legittimità di Putin all’interno della Russia. È possibile che molti russi vedano questa decisione come un segnale di debolezza da parte del presidente e potrebbero essere meno disposti a seguirlo in futuro.
Tuttavia, con la sua retromarcia, Putin potrebbe aver evitato una situazione ancora più caotica e violenta. Il suo portavoce ha indicato che l’abbandono delle punizioni era l’unico modo per evitare spargimenti di sangue, suggerendo che la situazione fosse diventata estremamente tesa.
In ogni caso, il futuro di Putin e della Russia rimane incerto. La sua decisione di abbandonare le punizioni contro Prigozhin e i mercenari potrebbe avere implicazioni a lungo termine per la politica interna e estera della Russia. Solo il tempo dirà quale sarà l’impatto di questa retromarcia e cosa accadrà in seguito.
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