Il Re Carlo è stato affrontato da un senatore australiano dopo aver tenuto un discorso all’interno del parlamento del paese, il quale ha gridato: “Questa non è la tua terra. Tu non sei il nostro Re” al sovrano.
La senatrice Lidia Thorpe, prima senatrice indigena del Victoria, ha pronunciato tali parole mentre Carlo parlava con il primo ministro australiano Anthony Albanese dopo il suo discorso.
Thorpe, vestita con un tradizionale lungo cappotto di pelle di opossum, si è avvicinata al Re e gli ha detto: “Tu hai commesso genocidio contro il nostro popolo. Restituiscici la nostra terra. Restituiscici ciò che ci hai rubato.
Le nostre ossa, i nostri teschi, i nostri bambini, il nostro popolo. Hai distrutto le nostre vite. Dacci un trattato, abbiamo bisogno di un trattato in questo paese. Tu sei un genocida.”
Mentre veniva accompagnata fuori dalla camera da parte della sicurezza, è stata udita dire “Che vada all’inferno la colonia”.
L’ex primo ministro e sostenitore dei reali Tony Abbott, presente all’evento, ha espresso il suo dispiacere per la protesta, definendola “un esibizionismo politico sfortunato”.
Il senatore, che ha rifiutato di giurare fedeltà alla Regina al momento dell’elezione, era uno dei circa 20 manifestanti che protestavano contro l’arrivo del Re mentre deponeva una corona di fiori presso un memoriale di guerra a Canberra più tardi durante la giornata.
La controversia generata dall’intervento del senatore Thorpe durante la visita del Re Carlo ha scosso l’Australia e ha messo in evidenza le tensioni ancora presenti riguardo alla questione dei diritti degli indigeni in un paese con una storia coloniale.
Il gesto di sfida del senatore Thorpe riflette il crescente movimento per la giustizia sociale e la riconciliazione con gli indigeni in Australia, che cerca di porre fine agli ingiusti trattamenti subiti nel corso della storia.
Il Re Carlo, come rappresentante di una monarchia che ha avuto un ruolo significativo nella colonizzazione dell’Australia, si è trovato al centro di un duro confronto che evidenzia la necessità di affrontare i traumi del passato e lavorare verso una maggiore equità e rispetto per i diritti dei popoli indigeni.
Le richieste di restituzione delle terre e il riconoscimento dei trattati sono questioni fondamentali che devono essere affrontate in modo serio e rispettoso per giungere a una riconciliazione genuina e duratura.
La protesta del senatore Thorpe è stata un segnale forte e chiaro delle profonde ingiustizie subite dagli indigeni in Australia e della necessità di un cambiamento radicale nella società per garantire una vera parità di diritti e opportunità per tutti.
Il confronto tra il Re Carlo e il senatore Thorpe rappresenta un punto di svolta nella lotta per i diritti degli indigeni in Australia e richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare apertamente e onestamente la storia coloniale del paese.
La presenza di manifestanti che hanno protestato contro il Re durante la sua visita sottolinea il crescente sostegno per la causa degli indigeni e la volontà di mettere in discussione le istituzioni che continuano a perpetuare le disuguaglianze e le ingiustizie nella società.
La protesta del senatore Thorpe non è stata solo un gesto di sfida nei confronti del Re e della monarchia, ma anche un appello alla coscienza collettiva della nazione per affrontare il passato e costruire un futuro più equo e inclusivo per tutti.
La reazione del governo e dei sostenitori della monarchia alla protesta del senatore Thorpe è un segnale della resistenza al cambiamento e della difesa di un ordine che ha privilegiato certi gruppi a discapito degli indigeni e delle minoranze.
L’incontro tra il Re Carlo e il senatore Thorpe rimarrà nella memoria come un momento significativo di sfida e di riflessione sulla storia e sulle ingiustizie che ancora affliggono il popolo indigeno in Australia.
La lezione che possiamo trarre da questo confronto è che solo attraverso un dialogo aperto e rispettoso, un’azione concreta per affrontare le ingiustizie del passato e un impegno sincero per la riconciliazione possiamo costruire una società più giusta e inclusiva per tutti i suoi cittadini.
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