Le Ambasciate Statunitensi e Cinesi: Debitori del Congestion Charge di Londra
Dal 2003, le ambasciate di Londra hanno accumulato debiti superiori a 164 milioni di sterline per il congestion charge, secondo i dati più recenti. Questo importo corrisponde a oltre 900.000 multe di 180 sterline non pagate. Tra i maggiori trasgressori ci sono l’Ambasciata degli Stati Uniti e quella della Cina, che, secondo quanto rivelato da Transport for London (TfL), hanno acquistato solo un numero limitato di permessi di circolazione per il loro personale.
Situazione Attuale
Le ultime informazioni hanno suscitato forti critiche da parte di esponenti di tutti gli schieramenti politici, con alcuni che chiedono l’intervento di TfL per fermare i veicoli degli ambasciatori che non rispettano le norme. Il congestion charge è una tassa che si applica alla circolazione nei quartieri centrali di Londra durante il giorno. Se non si paga, si può incorrere in una multa di 180 sterline, che pare essere ben nota ai diplomatici.
Secondo i dati resi pubblici da TfL il 21 gennaio, l’Ambasciata degli USA deve oltre 15 milioni di sterline in debiti per il congestion charge, accumulati dal 2003 al 30 settembre 2025. Nonostante il numero elevato di multe ricevute, l’ambasciata ha acquistato solo due permessi giornalieri nel 2025 e nessuno nel 2024. Solo nei tre mesi tra il 30 giugno e il 30 settembre dello scorso anno, ha accumulato 221.040 multe non pagate.
La Baronessa Jones dei Verdi ha espresso indignazione: “Dovrebbero pagare la loro fattura e venire bloccati ogni volta che si fermano fino a quando non lo fanno”.
L’Embassy Cinese: Un Altro Grande Debitore
Anche l’Ambasciata Cinese non è da meno, essendo in debito di quasi 11,5 milioni di sterline. Nel 2025, ha acquistato un solo permesso di congestione per il suo personale e solo sei nel 2024. Nello stesso periodo di tre mesi menzionato in precedenza, ha accumulato oltre 720.000 sterline in nuove multe per il congestion charge. Nonostante questo, il governo ha approvato recentemente piani per una nuova “super-ambasciata” cinese a Tower Hamlets.
La situazione ha sollevato critiche, specialmente mentre il leader laburista Keir Starmer è in visita ufficiale in Cina. L’Onorevole Bobby Dean ha affermato: “Il Primo Ministro è andato a Pechino con un piatto in mano sperando in un grande accordo commerciale, ma non riesce nemmeno a farli pagare il congestion charge. Questo tipo di non-compliance è un insulto e dimostra quanto poco la Cina prenda sul serio la Gran Bretagna”.
Riflessioni sui Doveri Diplomatici
Alcuni membri del Parlamento, come Lord David Alton, hanno sottolineato la totale indifferenza del regime cinese nei confronti delle leggi britanniche, affermando che le ambasciate devono pagare gli stessi diritti di congestione dei residenti londinesi. La questione della diplomazia e del rispetto delle normative locali è quindi oggetto di accesa discussione.
Anche se ci sono casi di ambascitate che rispettano il congestion charge, come l’Ambasciata Saudita che ha acquistato oltre 47.000 permessi dal 2017, altre, come quella del Giappone, hanno accumulato quasi 11 milioni di sterline in debiti. Allo stesso modo, l’Alto Commissariato Indiana ha accumulato oltre 10 milioni di sterline.
Le Reazioni di TfL
Un portavoce di TfL ha chiarito che i diplomatici e il personale consolare non sono esenti dal pagamento del congestion charge e che l’agenzia continua a perseguire tutte le multe non pagate. D’altro canto, l’Ambasciata degli USA sostiene di non dover pagare il congestion charge in quanto considerato una tassa dalla quale le missioni diplomatiche sono esenti.
Conclusione
La questione del pagamento del congestion charge da parte delle ambasciate evidenzia un conflitto tra le leggi locali e le tradizioni diplomatiche. Mentre alcuni esigono una maggiore responsabilità da parte delle missioni estere, altri sostengono il diritto delle ambasciate di non pagare determinate tasse. La risoluzione di questa situazione è cruciale per stabilire precedenti sulla responsabilità diplomatica e il rispetto delle leggi locali. La società prosegue nel monitorare la vicenda, chiedendo maggiore equità e rispetto nelle interazioni tra le autorità britanniche e gli stati esteri.
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