Il Dolore e la Resilienza delle Madri di Srebrenica: La Storia di Munira Subašić
Munira Subašić, presidente dell’associazione Madri di Srebrenica, tiene tra le mani una foto di suo figlio Nermin, ucciso dalle forze serbe durante il genocidio di Srebrenica. Questa storia, purtroppo, è uno dei tanti racconti di perdita e sofferenza che circondano gli eventi tragici che sconvolsero la Bosnia e l’Erzegovina negli anni ’90.
Il 16° compleanno di Nermin Subašić fu segnato dall’orrore della guerra che avvolse la sua città natale nel sud-est della Bosnia. Munira ricorda con dolore che un vicino gli regalò un pezzo di pane e una tazza di tè, poiché il cibo scarseggiava. Poco meno di due anni dopo, poco prima del suo 18° compleanno, Nermin sarebbe stato ucciso. Nonostante la sua tragica morte, la madre si ostina a tenere vive le memorie del figlio, senza lasciarsi sopraffare dal conflitto che ha stravolto la loro esistenza.
“Quando vedo un pezzo di pane e una tazza di tè, penso sempre a lui,” afferma Munira, la cui voce trasmette una forza incredibile. Nermin era uno dei 8.372 bosniaci (musulmani bosniaci) giustiziati nel più grave massacro avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, perpetrato dalle forze serbe bosniache trent’anni fa.
Un Tragedia Imponente
Per tre settimane, tra l’11 e il 31 luglio 1995, donne e madri osservarono impotenti come i loro cari venissero portati via, ignare del destino che li attendeva. Circa 3.000 ragazzi e uomini furono fucilati in campi e altri furono condotti in aree come cortili scolastici e stadi, dove furono trucidati con mitragliatrici e granate.
Il crollo della Jugoslavia portò a una difficile crisi economica a Srebrenica, una città di circa 36.000 abitanti, costringendo molti a vivere di stenti, cercando cibo e beni di prima necessità.
“Non avrei mai immaginato di sopravvivere al genocidio”
In un incontro con Metro, Munira ha raccontato la sua incredibile storia di resilienza. A 77 anni, ha perso non solo suo figlio, ma anche il marito Hilmo e ben 22 membri della sua famiglia durante le stragi. “Non avrei mai immaginato di sopravvivere e di perdere così tanto,” confida, con il peso di decenni di dolore negli occhi.
Munira ha portato questo fardello per 30 anni, con una determinazione palpabile quando parla dei responsabili di tali crimini. Tuttavia, la sua voce si addolcisce e i suoi occhi si riempiono di lacrime quando ricorda Nermin nei suoi anni di scuola, prima che la guerra distruggesse la loro vita.
“Nermin era un ragazzo silenzioso e ben educato che amava la vita,” racconta. “Amava suo fratello, la scuola, ed era sempre felice di ricevere attenzioni e regali.”
Mantenendo un album di foto compatto con immagini di Nermin e del marito, mostra con orgoglio un ritratto di Nermin, un giovane con un’espressione gentile. “Anche in quei tempi bui, Nermin cercava di rassicurarmi, dicendomi che la guerra sarebbe finita presto,” ricorda con nostalgia.
La Ricerca della Giustizia
Con il passare degli anni, Munira non ha mai smesso di cercare giustizia per suo figlio. Nel 2012, identificò l’uomo che aveva portato Nermin verso la morte, il generale Ratko Mladić, noto come “il macellaio della Bosnia”, condannato nel 2017 a vita per genocidio e crimini contro l’umanità. “Sono una delle fortunate, poiché sono riuscita a trovare due ossa di Nermin, il che mi ha permesso di seppellirlo con dignità,” dice, consapevole che molte madri non hanno nemmeno un luogo dove piangere i loro figli.
Munira ha dedicato la sua vita a far sentire la voce delle Madri di Srebrenica, portando avanti una lotta incessante per la verità e la giustizia, sempre determinata a ricordare e onorare le vittime di questo orribile capitolo della storia.
Lezioni dalla Tragedia
Insieme a Munira, Elmina Kulasic, direttrice per il Regno Unito dell’organizzazione “Remembering Srebrenica”, ricorda i suoi orrori personali. Sopravvissuta a un campo di concentramento all’età di sette anni, Elmina ha visto la sua infanzia spezzata. Entrambe le donne non cercano pietà, ma fuggono dall’idea di un ricordo passivo, desiderando che il loro dolore diventi un monito per prevenire futuri genocidi.
“Le esperienze di vita che abbiamo sono drammatiche, ma dobbiamo assicurarci che non siano dimenticate e che tutto ciò serva come lezione,” sottolinea Elmina. “La lezione principale è che il genocidio può avvenire ovunque, e nessuna società è immune.”
Le voci di Munira e Elmina rappresentano un potente appello a non dimenticare mai, affinché gli orrori del passato non si ripetano mai più.
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