L’Importanza dell’Alleanza e della Comunicazione: Una Riflessione sul Pride
Nel giugno del 2024, durante una calda e affollata giornata di Pride a Londra, mi sono trovato di fronte a una situazione inaspettata. Mentre chiacchieravo e danzavo con alcuni amici, un conoscente, Albert* – un attivista contro la discriminazione e uomo gay di origine turca – mi ha sorpreso con una frase che mi ha lasciato senza parole: “E chi ha mai detto che la schiavitù è finita?”.
Questa affermazione mi ha colpito duramente, non solo per il suo significato, ma anche perché proveniva da qualcuno che si considerava un alleato. In quel momento, mi sono sentito tradito, frustrato e arrabbiato. Come uomo gay di origini ghanesi, la mia vita è stata costellata di sfide legate all’identità e alla cultura. Crescendo in ambienti dove l’esistenza queer non era valida, ho trascorso diciotto anni a nascondere la mia sessualità. È stato solo durante il mio percorso universitario che ho iniziato a interrogarmi sulle convinzioni negative riguardo alla mia identità.
È solo grazie all’alleanza di amici e conoscenti che sono riuscito a trovare un vero senso di appartenenza. A ventitré anni, ho partecipato per la prima volta al Pride di Londra. Quella manifestazione vibrante, con la sua diversità e rappresentazione, mi ha fatto sentire meno solo. Ho iniziato a ballare, a condividere affermazioni positive e ho percepito che era uno spazio sicuro dove abbattere le mie barriere. Da allora, sono tornato ogni anno, rimarcando la vastità della comunità LGBTQ+ e il diritto di ciascuno di noi di esistere con gioia e senza vergogna.
Tuttavia, la mia esperienza dell’anno scorso ha cambiato radicalmente tutto. Dopo la frase di Albert, avrei voluto rispondere con un argomento intellettuale, ma, rimasto senza parole, ho chiesto aiuto con uno sguardo a un suo amico. Purtroppo, invece di sostenermi, quest’ultimo ha alzato le mani in un gesto di resa. Ho sperato che Albert potesse scusarsi o ribadire che si trattava di una battuta, ma nulla di tutto ciò è accaduto. In quel momento, ho realizzato che non vedeva alcun problema nella sua affermazione.
Ho deciso quindi di non reagire con rabbia sul momento, ma di allontanarmi, mettere su un sorriso e proseguire. Tuttavia, mentalmente avevo già abbandonato la conversazione e un profondo dispiacere si è fatto strada dentro di me. Arrivato a casa, la mia frustrazione è cresciuta, soprattutto dopo aver parlato del mio vissuto con due amici che non erano presenti al Pride. Le loro reazioni di indignazione mi hanno spinto a concludere che non potevo lasciare correre.
Così, ho inviato un messaggio ad Albert dicendo che la sua frase era “offensiva e razzista”, sottolineando che “usare la razza per battute a buon mercato è umiliante” e inappropriato, specialmente in un’occasione come il Pride. Ho chiuso affermando che non avrei più accettato simili commenti a mie spese. Ho cercato di essere fermo ma misurato, certo che fosse un modo giusto di affrontare il razzismo.
Con mia sorpresa, Albert mi ha chiamato immediatamente per scusarsi e assumersi le sue responsabilità. Tuttavia, il mio dispiacere era rimasto. Ho realizzato che avevo sanificato i miei sentimenti e assolto lui troppo in fretta. Perché avevo dovuto controllare il mio tono mentre lui mi colpiva con un’affermazione disumanizzante? Forse, le mie parole avrebbero dovuto provocare un po’ di disagio.
Questa esperienza mi ha colpito profondamente. È innegabile che le ingiustizie nei confronti delle persone nere siano ancora troppo comuni, e che esista una gerarchia razziale ingiustificata all’interno di alcune aree della comunità gay. Secondo un rapporto del 2018 di Stonewall, il 51% delle persone LGBTQ+ di minoranze etniche ha subito discriminazioni all’interno della comunità queer a causa della propria etnia, una cifra che sale al 61% per le persone queer nere.
Nonostante quanto accaduto, mi rifiuto di lasciare che questa esperienza rovini il Pride. Quest’anno, ho deciso di essere più orgoglioso, audace e coraggioso che mai. Partecipando e ballando con entusiasmo, voglio portare gioia e intrattenimento agli altri. Questa esperienza mi ha insegnato che ognuno di noi ha la responsabilità personale di essere gentile e di interrogare i propri pregiudizi, grandi o piccoli che siano.
Affrontando i comportamenti discriminatori, riaffermo ciò che rappresenta il Pride: un legame profondo con la vera essenza della nostra comunità.
*Il nome è stato cambiato.
#leggolondra


