Kenya, 200 anni di carcere al capo della setta di Shakahola
Paul Mackenzie, predicatore di una setta apocalittica cristiana in Kenya, è stato condannato a 200 anni di carcere per il suo ruolo nella morte di 191 persone, tra cui 190 bambini. Secondo l’accusa, aveva ordinato ai propri seguaci di digiunare fino alla morte, insieme ai figli, promettendo loro che avrebbero raggiunto il paradiso prima della fine del mondo.
La condanna riguarda i corpi rinvenuti nelle fosse comuni della foresta di Shakahola, lungo la costa dell’Oceano Indiano. Insieme a Mackenzie sono stati giudicati colpevoli 28 suoi seguaci, tra cui guardie incaricate di far rispettare il digiuno e persone che avrebbero scavato le tombe e contribuito a nascondere le sepolture.
La vicenda è venuta alla luce nell’aprile 2023, quando furono scoperte le prime fosse. Le successive operazioni di ricerca ed esumazione portarono al ritrovamento di 448 corpi nella foresta, dove i membri della setta vivevano in capanne di fango, isolati dal resto del mondo. Mackenzie è inoltre accusato di aver ordinato la morte di altre 52 persone, i cui corpi sarebbero stati trovati in un luogo distinto, in un villaggio a circa 32 chilometri di distanza. Se confermato, il bilancio complessivo delle vittime potrebbe quindi salire a 500. In quest’ultimo procedimento Mackenzie si è dichiarato non colpevole.
Durante la lettura della sentenza, la giudice Diana Kavedza ha spiegato che 183 vittime sono morte per inedia, cioè per la totale mancanza di cibo, mentre le altre otto sono state uccise direttamente. Ha descritto gli omicidi come «freddi e calcolati» e ha respinto la difesa di alcuni imputati, secondo cui la perdita dei propri figli avrebbe dovuto attenuare la loro responsabilità . Il fatto di aver perso i propri bambini, ha osservato, non cancellava la partecipazione alla morte di tanti altri.
La giudice ha aggiunto che gli imputati non avevano mostrato rimorso. Alcuni, anzi, avrebbero dichiarato di essere disposti a digiunare fino alla morte anche loro. L’accusa aveva chiesto la pena capitale per Mackenzie e l’ergastolo per i suoi complici.
Il numero delle vittime fa di Shakahola una delle più gravi stragi legate a una setta apocalittica. Il caso è stato paragonato alla morte di oltre 700 persone in Uganda nel 2000, in un movimento religioso che annunciava la fine del mondo, e al massacro di Jonestown, in Guyana, nel 1978. In quell’occasione morirono più di 900 persone dopo che il leader di una setta statunitense ordinò loro di bere del veleno.
Nel corso del processo, Mackenzie è stato visto spesso sorridere e parlare con il suo assistente pastorale, Smart Mwakalama, condannato a 160 anni di carcere. Per i familiari delle vittime, però, la sentenza non può restituire chi è morto. Stephen Mwiti, 48 anni, ha perso sei figli nella tragedia; sua moglie, anch’essa condannata, aveva portato i bambini a Shakahola, dove furono lasciati morire di fame.
«Ho perso i miei figli e non potrò riaverli, qualunque cosa accada a Mackenzie e ai suoi complici», ha dichiarato Mwiti. Prima della sentenza aveva detto di aspettarsi la pena di morte o l’ergastolo per il predicatore, perché non potesse tornare a provocare altre morti. A Mwiti è rimasto soltanto il corpo identificato di uno dei figli, Samuel, che oggi riposa in una tomba.
Anche Dan Mackenzie, uno dei figli del predicatore, ha raccontato che il padre non risparmiò neppure la propria famiglia. Lui evitò di raggiungere la foresta perché non credeva più alla promessa di andare in paradiso e lasciò la chiesa per vivere per conto proprio. «Ho perso anche degli amici e mio fratello minore», ha detto a Reuters. «Questa è giustizia per le persone che abbiamo perso a Shakahola».
Le autorità avevano già avuto Mackenzie sotto osservazione. Nel 2017 la polizia aveva perquisito i suoi locali e nel 2019 le autorità avevano chiuso la sua chiesa a Malindi. In seguito, il predicatore si trasferì nella vicina foresta di Shakahola, dove la comunità poté vivere lontana dagli sguardi esterni.
La scoperta delle fosse ha acceso il dibattito sul controllo delle organizzazioni religiose in Kenya e sulla necessità di intervenire quando le pratiche di un gruppo mettono a rischio la vita dei fedeli. Nel maggio 2023 il presidente William Ruto ha nominato una commissione incaricata di riesaminare le leggi e le norme che regolano le comunità religiose. Nel 2024 sono state presentate proposte del governo e del Senato, ma non sono ancora diventate legge.
Mackenzie deve inoltre rispondere, in due diversi tribunali, di accuse di terrorismo, abuso sui minori e tortura. Questi procedimenti sono distinti dalla condanna per le morti di Shakahola e le accuse dovranno essere esaminate in sede giudiziaria.
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