Un jazz club di fama mondiale ha incontrato «difficoltà senza precedenti» nel tentativo di aprire una sede a Londra.

Londra, nuovi poteri al sindaco sulle licenze notturne

Aprire a Londra il nuovo Blue Note Jazz Club è stato «uno dei compiti più difficili» affrontati dal gruppo che gestisce il celebre marchio musicale. Lo ha raccontato Nick Lewis, direttore artistico del locale, mentre il sindaco Sadiq Khan riceveva ufficialmente nuovi poteri in materia di licenze per i locali notturni. La vicenda del club, inaugurato a settembre in St Martin’s Lane, a Covent Garden, è stata citata come esempio delle difficoltà che possono incontrare gli operatori della vita notturna della capitale.

Il Blue Note è un nome affermato a livello internazionale. Il gruppo gestisce dieci locali in diverse città, tra cui Milano, Los Angeles e Tokyo; la sede originaria di New York è considerata uno dei jazz club più famosi al mondo. Eppure, secondo Lewis, l’apertura londinese si è rivelata più complicata di qualsiasi altra esperienza. Il progetto ha dovuto affrontare numerose obiezioni da parte dei residenti e della polizia, oltre a una lunga procedura per ottenere la licenza.

«È stata davvero una battaglia riuscire ad aprire», ha dichiarato Lewis. In un primo momento, al locale era stato imposto di chiudere alle 23, un orario che, a suo giudizio, non si concilia con la natura del jazz, spesso legato a esibizioni serali e notturne. Dopo una lunga procedura di ricorso, il club ha ottenuto il permesso di restare aperto fino all’una. Questo consente di organizzare due spettacoli a sera e di rendere sostenibile l’attività, ma l’ambizione sarebbe poter proseguire fino alle tre del mattino.

Le contestazioni erano emerse anche prima dell’inaugurazione. Nel febbraio 2025, Metro aveva riferito di alcune obiezioni giudicate insolite: un residente temeva che gli appassionati di jazz potessero sentirsi «disorientati» uscendo dal locale nelle fredde ore notturne; un altro sosteneva che il club avrebbe potuto diventare «un polo d’attrazione per i ladri di telefoni». La Metropolitan Police si era opposta all’apertura, definendo troppo tardiva la chiusura all’una e sostenendo che avrebbe potuto esporre un maggior numero di persone al rischio di criminalità e disordini.

Per Lewis, leggere le segnalazioni è stato difficile. «A un certo punto abbiamo pensato tutti: “Sembra davvero che non ci vogliano qui”», ha raccontato. Il caso è stato ripreso da Khan, che, parlando al club il giorno prima dell’annuncio ufficiale, ha definito «sconvolgente» l’esperienza dei proprietari e «un esempio di come le cose non dovrebbero funzionare». Il sindaco ha elogiato il locale, descrivendolo come una struttura di livello mondiale, tra le migliori d’Europa e forse del mondo. Ha inoltre ricordato che i proprietari vi hanno investito milioni di sterline, prima di trovarsi davanti a ostacoli tali da rendere l’impresa eccessivamente difficile.

I nuovi poteri attribuiti al sindaco riguardano le decisioni sulle licenze con il maggiore impatto sulla capitale. Il governo li presenta come uno strumento per sostenere i locali e gli eventi che contribuiscono a mantenere viva la città. All’incontro organizzato al Blue Note, Angela Rayner, ministra responsabile per le comunità e gli enti locali, ha osservato che a volte «può sembrare che Londra sia chiusa». La vita notturna, ha aggiunto, non consiste soltanto nel divertimento di una serata: coinvolge i musicisti sul palco, il personale dietro il bancone e le piccole imprese che dipendono dall’attività dei locali. Sono posti di lavoro, crescita economica e una parte importante di ciò che rende Londra una città conosciuta in tutto il mondo.

Rayner ha definito la riforma un modo per dare sostegno a chi anima la scena culturale della capitale. La possibilità per il sindaco di intervenire sulle decisioni più rilevanti, ha spiegato, dovrebbe aiutare a proteggere i locali e gli eventi che contribuiscono all’energia di Londra. L’annuncio arriva mentre le amministrazioni e gli operatori discutono di come conciliare l’offerta notturna con le preoccupazioni dei residenti e con la sicurezza pubblica. Il caso del Blue Note mostra quanto possa essere complesso trovare un equilibrio tra questi interessi.

Steven Bensusan, presidente del Blue Note Entertainment Group, ha ringraziato l’ufficio del sindaco e il consiglio di Westminster per la collaborazione durante il percorso di autorizzazione. Portare il marchio a Londra, ha detto, ha richiesto di affrontare una procedura complessa, ma dall’apertura il club ha ricevuto un’accoglienza straordinaria. Il gruppo vuole continuare a sviluppare il programma musicale e offrire spazio anche ad artisti emergenti e alla scena indipendente cittadina.

Per Bensusan, un sistema di licenze chiaro e coerente è essenziale affinché locali come il Blue Note possano investire nella capitale e contribuire alla vitalità della musica dal vivo. I nuovi poteri del sindaco dovranno ora tradurre questa ambizione in decisioni concrete. Nel frattempo, il club continuerà a ospitare due spettacoli a sera, con la speranza di poter estendere in futuro l’orario di apertura.

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