Salvati dopo tre mesi alla deriva nel Pacifico: cinque sopravvissuti, tra cui due bambini
Cinque persone, fra cui due bambini, sono state tratte in salvo dopo aver trascorso circa tre mesi alla deriva nell’Oceano Pacifico. Il gruppo era partito a bordo di un’imbarcazione che avrebbe dovuto compiere una traversata di circa un’ora tra le isole di Murilo e Ruo, nell’area della Micronesia. Una tempesta, però, ha spinto la barca lontano dalla rotta prevista, trascinando i passeggeri in mare aperto.
A bordo c’erano nove persone. La Guardia costiera degli Stati Uniti, con il supporto della Marina e dell’Aeronautica militare, aveva avviato le ricerche dopo la scomparsa dell’imbarcazione. Nel corso dell’operazione sono state perlustrate oltre 25.000 miglia nautiche, ma le autorità hanno interrotto le ricerche il 9 agosto.
Domenica, gli abitanti dell’isola di Fanning, a Kiribati, hanno avvistato la barca mentre si avvicinava alla loro remota comunità . L’atollo si trova a circa 3.400 miglia a ovest di Ruo. A bordo sono stati trovati vivi cinque dei nove passeggeri: Wanis Weita, Wboy Weita, Akinis David, Paul Paul e Tedwin Paul. Le circostanze della scomparsa degli altri quattro restano al momento sconosciute.
Fanning, conosciuta anche con il nome di Tabuaeran, è un atollo corallino isolato nel Pacifico centrale. La distanza dai principali centri abitati rende complicati i collegamenti e limita la disponibilità di servizi, compresi quelli sanitari. Nonostante queste difficoltà , i superstiti hanno ricevuto assistenza subito dopo il ritrovamento.
Secondo Kaotitaake Rakoroa, parlamentare locale, le cinque persone sono state accolte dal pastore di una chiesa locale e hanno ricevuto cure mediche. Rakoroa ha spiegato che, data la limitatezza delle strutture sanitarie sull’isola, sarebbe opportuno trasferirle quanto prima a Kiritimati, il centro urbano più vicino, per ulteriori accertamenti e trattamenti.
Le immagini e i video dei superstiti sono stati condivisi online domenica. Le persone soccorse, tuttavia, non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche e hanno chiesto di poter mantenere la propria privacy. Per ora, dunque, non sono stati resi noti dettagli sulle condizioni della traversata, sulle provviste a disposizione del gruppo o su come i cinque siano riusciti a resistere così a lungo in mare.
La notizia ha suscitato sollievo, ma anche angoscia tra i familiari dei quattro passeggeri ancora dispersi. Alexander Narruhn, governatore dello Stato di Chuuk, ha accolto con gratitudine il salvataggio, sottolineando però che le famiglie attendono ancora notizie dei loro cari.
«Sulla barca scomparsa c’erano nove persone», ha dichiarato. «Rendiamo grazie a Dio per il suo amore e la sua misericordia: cinque di loro sono state ritrovate. Continuiamo a pregare per i loro quattro compagni». Narruhn ha inoltre chiesto al presidente degli Stati Federati di Micronesia di avviare colloqui con il governo di Kiribati per organizzare il rientro dei sopravvissuti.
Il trasferimento potrebbe richiedere un coordinamento tra le autorità dei due Paesi, sia per garantire l’assistenza medica sia per riportare a casa le persone soccorse. In attesa di una soluzione, la priorità è consentire loro di recuperare dopo mesi trascorsi in condizioni estreme e verificare se necessitino di cure più specialistiche.
La vicenda si aggiunge alla lunga storia di sopravvivenze in mare registrate nel Pacifico, teatro di alcune delle permanenze più estese mai documentate. Uno degli episodi più straordinari risale al 1815, quando il capitano giapponese Oguri Jukichi e un marinaio sopravvissero per 484 giorni alla deriva dopo che una tempesta aveva danneggiato la loro nave.
I due riuscirono a resistere nutrendosi di centinaia di sacchi di semi di soia e bevendo acqua di mare distillata. Furono infine soccorsi al largo della costa di quella che oggi è la California. Il caso dei cinque passeggeri ritrovati a Fanning è molto diverso, ma ricorda quanto possa essere imprevedibile e pericoloso il mare aperto, soprattutto per chi si trova lontano da ogni possibile soccorso. Per i superstiti, il salvataggio rappresenta un primo passo verso casa; per le famiglie degli altri quattro, invece, l’attesa continua.
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