L’Ultimatum di Trump e la Risposta di Mosca: Cresce la Tensione sul Conflitto in Ucraina
Come previsto, il Cremlino ha reagito in modo deciso al nuovo ultimatum di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha intrapreso “un altro passo verso una guerra con la Russia” dopo aver imposto a Vladimir Putin una nuova scadenza per raggiungere un cessate il fuoco in Ucraina.
Trump ha ulteriormente scosso il Cremlino fissando una scadenza di 10-12 giorni, suggerendo che desidera che gli sforzi per la pace facciano progressi entro il 7-9 agosto. Altrimenti, ha minacciato di introdurre “dazi molto severi” sia sulla Russia che sui compratori, pur sottolineando di non voler danneggiare il popolo russo, in quanto “lo ama”.
Durante un incontro in Scozia con Sir Keir Starmer, Trump ha dichiarato ai giornalisti: “Non c’è motivo di aspettare. Se sai quale sarà la risposta, perché aspettare?”. Ha poi specificato che queste sarebbero state sanzioni e forse dazi secondari: “Non vediamo alcun miglioramento”.
Non ci sono stati commenti immediati dal Cremlino, ma l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, alleato di Putin, ha affermato che Trump sta giocando a “un gioco di ultimatum” che potrebbe portare a una guerra con gli Stati Uniti. Medvedev ha scritto su X: “Trump sta giocando il gioco dell’ultimatum con la Russia: 50 giorni o 10… Dovrebbe ricordare due cose: 1. La Russia non è Israele né l’Iran. 2. Ogni nuovo ultimatum è una minaccia e un passo verso la guerra”.
Medvedev ha criticato Trump sulla questione dei dazi, evidenziando che il conflitto non riguarda solo Russia e Ucraina, ma coinvolge anche gli interessi americani. “Non intraprendere la strada di Sleepy Joe!” ha aggiunto, riferendosi al presidente Biden.
Trump ha chiarito di non essere interessato a ulteriori colloqui con Putin, aggiungendo che le sanzioni e i dazi sarebbero utilizzati come penalità per la Russia se non avesse rispettato le sue richieste. Ha espresso delusione nei confronti di Putin e ha comunicato di voler ridurre ulteriormente la scadenza di 50 giorni, poiché “credo di sapere già quale sarà la risposta”.
La Cronologia del ‘Pace-making’ di Trump in Ucraina
Anche prima di entrare nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, Trump aveva promesso di porre fine all’invasione su larga scala della Russia in Ucraina. Rivendicare la sua “ottima relazione” con il presidente russo faceva parte della sua campagna, e in effetti, promuovere la pace in “24 ore” era una delle sue promesse elettorali, un chiaro riferimento ai tentativi falliti di Joe Biden.
- 20 gennaio: Trump viene inaugurato e promette di porre fine alla guerra.
- 12 febbraio: Prima telefonata tra Trump e Putin come parte del rinnovato rapporto diplomatico tra le due superpotenze.
- 18 febbraio: Funzionari statunitensi e russi si incontrano in Arabia Saudita per colloqui di pace; l’Ucraina è esclusa.
- 28 febbraio: Trump e il vicepresidente JD Vance criticano il disastroso incontro di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca.
- 11 marzo: L’Ucraina accetta un cessate il fuoco di 30 giorni proposto dagli Stati Uniti.
- 13-25 marzo: Funzionari statunitensi e russi tengono numerosi colloqui infruttuosi a Mosca e Riyadh.
- 30 marzo: Trump esprime la sua frustrazione nei confronti di Putin e minaccia per la prima volta la Russia con dei dazi.
- 18 aprile: Gli Stati Uniti minacciano di ritirarsi dalle negoziazioni se non ci saranno progressi.
- 28 aprile: Putin annuncia un piano per un cessate il fuoco di tre giorni con l’Ucraina.
- 30 aprile: Gli Stati Uniti e l’Ucraina firmano un partenariato economico noto come “accordo sui minerali rari” dopo le pressioni di Trump.
- 16 maggio: Si svolgono colloqui diretti tra Russia e Ucraina a Istanbul, senza accordo per un cessate il fuoco.
- 28 maggio: Trump fissa una scadenza di due settimane per valutare se Putin è serio riguardo alle negoziazioni di pace.
- 2 giugno: Le delegazioni russe e ucraine hanno un altro ciclo di colloqui diretti a Istanbul.
- 14 luglio: Trump concede alla Russia un nuovo ultimatum di 50 giorni per raggiungere un accordo di pace con l’Ucraina.
Il futuro del conflitto in Ucraina appare incerto, e la posizione di Trump continua a provocare reazioni forti sia in patria che all’estero. Le sue minacce di dazi e sanzioni stanno gettando una nuova luce sulle già delicate relazioni tra Stati Uniti e Russia. Il mondo guarda con attenzione mentre la situazione evolve, preoccupato per le possibili conseguenze di questa escalation verbale e diplomatica.
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