Il Momento in Cui il Condannato Fu Eseguito: Le Grida di “Allahu Akbar” in Uno Stadio Affollato
Tre colpi di arma da fuoco risuonarono forti nel silenzio teso, e migliaia di spettatori affollati nello stadio di cricket applaudirono mentre un ragazzo di 13 anni eseguiva la condanna di un uomo riconosciuto colpevole dell’omicidio della sua famiglia. Questa esecuzione pubblica, che riporta alla mente i periodi più bui del regime talebano, riguardava un uomo che la Corte Suprema aveva giudicato colpevole di aver ucciso 13 membri della stessa famiglia, tra cui nove bambini.
Dopo l’ingresso forzato nella casa della famiglia nella provincia di Khost, insieme a un complice, il condannato aveva sparato indiscriminatamente a tutte le vittime. I familiari delle vittime erano stati offerti l’opzione di perdono e riconciliazione, che avrebbe potuto salvare la vita dell’imputato. Tuttavia, hanno scelto di richiedere la pena di morte, secondo quanto riportato dal tribunale.
Il giovane, brandendo un’arma, ha sparato tre colpi all’uomo condannato mentre parte dei 80.000 presenti acclamava con fervore “Allahu Akbar”. Mujib Rahman Rahmani, un residente di Khost presente nello stadio, ha espresso il suo supporto per lo spettacolo macabro. “Queste esecuzioni potrebbero rivelarsi positive”, ha dichiarato, “perché nessuno avrà il coraggio di uccidere in futuro”.
Le autorità talebane hanno vietato l’ingresso a telefoni cellulari nello stadio, nel tentativo di silenziare le immagini di questa barbarie. Questo evento rappresenta la dodicesima esecuzione pubblica da quando i talebani sono tornati al potere, un segnale inquietante di un ritorno a pratiche brutali che caratterizzarono il loro precedente regime.
Durante il loro governo negli anni ’90, i talebani erano noti per le esecuzioni pubbliche, le frustate e le lapidazioni, tutte pratiche che hanno ripreso con vigore nell’era contemporanea. I talebani al potere in Afghanistan hanno imposto un’interpretazione rigorosa della legge Sharia, che ha portato al ripristino delle esecuzione pubbliche e alla messa al bando per donne e ragazze dall’istruzione secondaria e universitaria, oltre a molte forme di impiego.
La punizione corporale, principalmente le frustate, è diventata comune sotto il regime talebano, utilizzata per crimini come furto, adulterio e consumo di alcool. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Richard Bennet, ha espresso la sua preoccupazione per questo clima di terrore, affermando tramite un post su X che le esecuzioni pubbliche sono “disumane, una punizione crudele e inusuale, contraria al diritto internazionale” e ha chiesto che tali pratiche vengano fermate.
I dati sulle esecuzioni pubbliche da quando i talebani sono tornati al potere evidenziano un trend preoccupante. A partire dal 7 dicembre 2022, quando un uomo di nome Taj Mir fu giustiziato in uno stadio affollato nella provincia di Farah per omicidio, fino a diverse altre esecuzioni avvenute in varie province nei mesi successivi. Questi eventi non solo segnalano una chiara intenzione di infliggere paura e controllo sulla popolazione, ma pongono anche interrogativi sul rispetto dei diritti umani in un’era di libertà sempre più limitate.
Il coinvolgimento della comunità in queste esecuzioni pubbliche, evidenziato dal numero impressionante di spettatori presenti, offre uno sguardo agghiacciante su come la violenza e la vendetta siano diventate parte integrante di una società in cui il perdono è ritenuto un atto di debolezza. La scelta dei familiari delle vittime di richiedere la morte del colpevole non solo riflette il desiderio di giustizia, ma chiama in causa l’intera cultura dell’odio e della vendetta che permea la società.
Inoltre, entrambi i recenti eventi pubblici hanno dimostrato non solo la brutalità della giustizia talebana, ma anche la complicità della società nella perpetuazione di queste pratiche barbare. Con un futuro incerto all’orizzonte, ci si domanda quale sarà il prezzo umano e morale pagato dalla società afghana in questo oscuro capitolo della sua storia.
#leggolondra


