“Into the Woods” al Bridge Theatre: Un Trionfo Teatrale
“Into the Woods” è senza dubbio il capolavoro di Stephen Sondheim, ma la sua brillantezza è più fragile rispetto ad altre opere più robuste dell’autore, che possono reggersi sul potere di alcune voci forti. Questo musical, però, richiede molto di più. Per essere realizzato con successo, necessita di un ensemble di performer di alto livello, anche nei ruoli apparentemente minori, a causa della notorietà della difficoltà tecnica della partitura.
Allo stesso tempo, il libretto di James Lapine deve essere gestito con una miscela di ironia e sincerità così precisa che un passo falso potrebbe far pendere lo spettacolo verso una dolcezza stucchevole o un’oscurità gratuita.
La nuova produzione di Jordan Fein al Bridge Theatre non solo soddisfa queste esigenze, ma le supera, trasformando un musical molto buono in qualcosa di genuinamente coinvolgente.
Con una messinscena fluida e cinematografica, il set da libro dei sogni di Tom Scutt e costumi e oggetti ispirati al panto che fungono da performers comici (e talvolta drammatici) a sé stanti, questo “Into the Woods” appare allo stesso tempo riverente e pieno di nuova vita.
Impressionante è la capacità di Fein di fonde due tradizioni: l’intelligenza teatrale distintamente americana di Sondheim e la gioia anarchica britannica del panto.
Una Rielaborazione Magica
Questo Natale, puoi dire addio ai racconti di fate stanchi e ai rutti di partecipazione obbligatoria da parte del pubblico, per portare invece la famiglia a vivere una fiaba ricca di umorismo, rischio, burattini e cappelli, che è divertente nel modo più sincero possibile.
Non c’è un anello debole nel cast, un’impresa difficile da realizzare in un musical senza un ruolo principale chiaramente definito. Jamie Parker nei panni del Fornaio e Katie Brayben nella parte della Moglie del Fornaio portano una chimica inusuale e una specificità emotiva a ruoli che talvolta possono sembrare solo collante narrativo. La loro relazione appare vissuta e tenera, piuttosto che puramente funzionale.
La storia si apre con la coppia senza figli che apprende dalla strega di casa che devono recuperare la scarpetta di Cenerentola, i capelli d’oro di Raperonzolo, il mantello di Cappuccetto Rosso e una mucca bianca come il latte per rompere una maledizione generazionale.
Incontri e Colpi di Scena
Durante il loro viaggio, si scontrano con Jack, la sua pianta enorme e le sue decisioni catastrofiche. Jo Foster interpreta Jack con un’incredibile carica di innocenza, rendendo il suo personaggio genuinamente affascinante (quasi abbastanza per perdonargli di aver involontariamente evocato un gigante nel regno).
Gracie McGonigal, nel ruolo di Cappuccetto Rosso, mostra una grinta sorprendente sotto una facciata dolce. Il suo incontro ricco di allusioni con il Lupo e la sua canzone “I Know Things Now” catturano l’orrore e la tragedia di crescere troppo in fretta, un compito difficile per un ruolo che spesso ricorre alla commedia come appoggio.
Un Capolavoro Tecnico
Dal punto di vista tecnico, la produzione è un miracolo. Le piante che crescono dal palcoscenico sono incredibilmente affascinanti e contribuiscono alla magia fiabesca dello spettacolo. I principi, quelli che sono conosciuti come i ruoli musicali a basso sforzo ma di alto impatto, sono interpretati con entusiasmo da Rhys Whitfield e Oliver Savile, le cui performance di “Agony” e il suo reprise combinano codpiece, narcisismo sincero e una tempistica comica impeccabile.
Vocalmente, Chumisa Dornford-May nei panni di Cenerentola è un punto di riferimento, il suo soprano cristallino è così puro da farti credere che possa far sì che gli uccelli si offrano per lavori domestici. Bella Brown, nel ruolo di Raperonzolo, è inquietantemente fragile, la sua vita interiore danneggiata raccontata con tale cura da preparare silenziosamente il pubblico per l’apice emotivo dello spettacolo.
L’Apice Emotivo
Questo apice arriva, ovviamente, con la Strega. La performance di Kate Fleetwood è una lezione di maestria, e lei si distingue in un cast di straordinari talenti. Fein, con saggezza, permette alla produzione di orbitare emotivamente attorno a “Last Midnight”, e Fleetwood la interpreta con un impatto tale da sorprendere anche i più esperti amanti del teatro, che hanno già visto innumerevoli versioni di questa celebre canzone.
Il momento ha avvicinato il pubblico della prima a quasi un’isteria che ha creato quel tipo di istante teatrale che sveglia anche il più disilluso degli spettatori, ricordando a tutti perché quest’arte conta e trasformando il più disinteressato accompagnatore in un appassionato.
Un Tributo a Sondheim
Essendo la prima grande ripresa di Sondheim su un palcoscenico londinese dalla sua morte, l’”Into the Woods” del Bridge Theatre è più di un tributo al padre del musical, anche se di certo ne è uno appropriato. È un promemoria di ciò che Sondheim – e tutti i nostri grandi artisti – ci hanno insegnato sulla narrazione, la complessità e l’empatia.
Durante il Natale del 2025, quando il mondo sembrerà troppo buio per distrazioni superficiali, questa è la fiaba da vedere: una storia che ha mordente, cuore e intelligenza, e un promemoria profondo che nessuno è solo, anche quando ci si trova perduti nel bosco.
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