La Battaglia di Janet per la Giustizia: Licenziamento per un "Bracciale Smarrito"
Janet Olufunke Damiro, una nonna di 71 anni, sta lottando per ripristinare la sua reputazione dopo essere stata licenziata dopo 13 anni di servizio a causa di un presunto furto di un bracciale. Janet sostiene di aver trovato il bracciale durante il suo turno di lavoro e di averlo restituito non appena le è stato chiesto.
La storia di Janet è diventata ben nota, con oltre 70 dei suoi colleghi che si sono mobilitati per difendere il suo carattere, affermando che si tratta di un "innocente caso di dimenticanza". La donna, originaria della Nigeria e residente nel Regno Unito dal 1971, ha riferito a Metro di aver tenuto il bracciale per tre giorni prima di riconsegnarlo al personale universitario. Nonostante le sue sincere scuse, Janet è stata sospesa e successivamente licenziata per grave cattiva condotta alla fine di aprile.
"Non riesco a dormire," ha dichiarato Janet. "Non ho mai avuto un precedente nella mia carriera né ho mai dovuto rivolgermi alle risorse umane in tutta la mia vita." Ha continuato dicendo che l’Università della London School of Economics (LSE) l’ha trattata molto male e che amava il suo lavoro, mai aspettandosi un licenziamento.
Janet ha affermato: "Non ho rubato nulla. Se trovo un oggetto, lo restituisco sempre. Questa è la prima volta che ho un problema del genere da quando sono arrivata in questo paese. È davvero frustrante." La donna dice di sentirsi "sconvolta" dal licenziamento, essendo rimasta senza lavoro, senza reddito e senza giustizia, e ha espresso preoccupazione per il pagamento dell’affitto e per come arrivare a fine mese.
Il sindacato di Janet, il "United Voices of the World" (UVW), sta sostenendo la sua causa durante le udienze disciplinari e ha presentato un appello contro la decisione di licenziamento. Un portavoce del sindacato ha dichiarato a Metro: "È ridicolo e assurdo che qualcuno possa concludere che stesse commettendo un atto di furto. È una questione di buon senso. Se avessi rubato un oggetto, non lo riporterei continuamente al luogo dove l’ho rubato."
Janet è assolutamente scioccata al pensiero che qualcuno possa credere che abbia rubato qualcosa. "Il livello di scrutinio a cui è stata sottoposta è totalmente sproporzionato rispetto alla sua cooperazione, onestà e il suo curriculum lavorativo."
Nonostante il rifiuto dell’LSE di commentare la questione a causa del processo in corso, i colleghi e gli studenti dell’Università sono pronti a difendere Janet. Oltre 70 colleghi, comprese tre supervisori, hanno scritto alla direzione dell’LSE prima dell’udienza d’appello per sostenere la lavoratrice. In una lettera visionata da Metro, i colleghi affermano di poter "parlare con fiducia della sua professionalità e dedizione. Janet ha sempre mantenuto un comportamento integro e ha dimostrato un forte etica del lavoro."
Inoltre, un gruppo di studenti dell’LSE ha avviato una petizione per chiedere il reintegro di Janet nel suo posto di lavoro. La petizione afferma che "è profondamente inquietante che l’LSE voglia attuare una punizione così severa per un errore minore."
L’udienza d’appello del 22 maggio è stata interrotta dopo le osservazioni preliminari del lavoratore sociale di Janet. L’LSE ha quindi rinviato l’intero processo di appello, fissando una nuova data per un’udienza successiva a giugno.
Janet, che ha dedicato oltre un decennio al suo lavoro, sta affrontando una delle sfide più scoraggianti della sua vita. La comunità intorno a lei sta facendo tutto il possibile per sostenere il suo caso, sperando in un epilogo giusto e che la verità venga a galla.
Per coloro interessati a seguire la sua storia o per sostenere Janet, la notizia continua a circolare nella comunità. La lotta per la giustizia di Janet rappresenta non solo un caso isolato, ma riflette le sfide affrontate da molti lavoratori nel mondo contemporaneo.
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