Campi Flegrei: Il Risveglio di un Supervulcano
Il Campi Flegrei, noto anche come “campi ardenti”, è una vasta regione vulcanica in Italia, che include anche il famoso Monte Vesuvio. Questa area, che si estende per circa 13 chilometri di diametro, è rimasta in gran parte priva di eruzioni dal 1538, quando un errore vulcanico provoché la formazione del Monte Nuovo, con una settimana di fuoriuscita di lava e fumi.
Tuttavia, la vera potenza di questo supervulcano è stata dimostrata circa 40.000 anni fa, quando un’eruzione così devastante alterò il clima della Terra, generando enormi nuvole di cenere e gas. Gli esperti temono che il Campi Flegrei possa risvegliarsi nuovamente, dato che dal 2012 il livello di allerta vulcanica è fissato su giallo.
Recentemente, uno studio ha rivelato che quattro volte più terremoti di quanto precedentemente pensato abbiano scosso la regione. Questo solleva interrogativi su una possibile eruzione imminente.
Seismicità e attese di eruzione
Prevedere quando un vulcano erutterà è un compito estremamente impegnativo per i scienziati, che si concentrano sull’attività sismica e sul flusso di magma. A maggio, un terremoto di magnitudo 4.4 ha colpito la costa tra Pozzuoli e Bagnoli, segnando l’evento più forte degli ultimi 40 anni. Tuttavia, le autorità italiane affermano che non ci sono prove che suggeriscano un’eruzione imminente.
Un team di ricercatori provenienti dal Stanford Center for Induced and Triggered Seismicity ha utilizzato l’intelligenza artificiale per identificare terremoti che potrebbero non essere stati rilevati in precedenza. Collaborando con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l’Osservatorio Vesuviano, hanno scoperto fratture precedentemente ignote nella regione di Pozzuoli-Campi Flegrei. Queste fratture si trovano a pochi chilometri sotto la città di Pozzuoli, a circa 13 chilometri a ovest di Napoli.
I risultati dello studio indicano che, invece di 12.000 terremoti registrati dal 2022, in realtà ne sono avvenuti circa 54.000. Questo suggerisce una crescente attività sismica nell’area e la possibilità di un terremoto di magnitudo cinque.
Il futuro del supervulcano
Uno dei motivi dell’aumento dell’attività sismica è il debilitamento degli strati della caldera caldaia in cui si trova il Campi Flegrei. Strati profondi circa 4 km stanno subendo un processo di ammorbidimento dal 2005, portando a una fratturazione della crosta terrestre. I ricercatori evidenziano che l’inflazione della caldera sta contribuendo a incrementare l’attività sismica, anche se non sembra che il magma stia risalendo verso la superficie, il che attenua le preoccupazioni di un’imminente eruzione.
Cosa accadrebbe se il supervulcano eruttasse?
Situato a sole 1.000 miglia da Londra, il Campi Flegrei si estende verso il mare. Un’eventuale eruzione potrebbe generare tsunami e nuvole di cenere in grado di oscurare il sole, abbassando le temperature e influenzando le forniture alimentari. Circa 360.000 persone vivono nella zona, conosciuta anche como i Campi Flegrei, e a meno di sette miglia da Napoli, una città che conta un milione di abitanti.
Bill McGuire, professore emerito di geofisica e rischi climatici all’University College di Londra, sostiene che un’eruzione del Campi Flegrei non porterebbe alla fine del mondo. Ha dichiarato: “La gravità di un’eruzione dipenderebbe dalla sua scala. Un’eruzione di piccola entità , come quella del 1538, comporterebbe probabilmente flussi di lava e caduta di cenere nella zona di Napoli. Anche se dannosa, non sarebbe devastante”.
D’altro canto, un’esplosione simile a quella avvenuta 40.000 anni fa potrebbe causare gravi danni regionali e ridurre le temperature globali per diversi anni, compromettendo la coltivazione dei raccolti.
Le autorità hanno predisposto piani di evacuazione per le milioni di persone che abitano nell’area di Napoli, e forniscono aggiornamenti sismici ogni sei ore.
Conclusioni
In sintesi, sebbene il risveglio del supervulcano Campi Flegrei sia motivo di preoccupazione, gli esperti avvertono che è importante non alimentare il panico. La monitorizzazione attenta e scientifica della zona rimane fondamentale. Matthew Watson dell’Università di Bristol afferma che, sebbene una possibile eruzione avrebbe conseguenze gravi, è cruciale ricordare che eventi di tale ampiezza sono estremamente rari. Christopher Kilburn, specialista in vulcanologia all’UCL, osserva che gli studi recenti stanno contribuendo a creare un quadro più chiaro della situazione sotterranea.
Sebbene la paura di un’eruzione possa destare preoccupazione, è fondamentale mantenere la calma e aderire a pratiche di monitoraggio accurato per garantire la sicurezza della popolazione.
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