Proteste in Nepal: Scontri tra Polizia e Manifestanti
Negli ultimi giorni, il Nepal è stato teatro di eventi drammatici, con scontri tra la polizia e i manifestanti che hanno portato alla morte di almeno 19 persone. Le manifestazioni, soprannominate il “protesta della Generazione Z”, sono esplose dopo che il governo ha imposto un divieto su diverse piattaforme di social media, tra cui WhatsApp, TikTok e Instagram. Le forze dell’ordine hanno risposto con l’uso di proiettili veri, gas lacrimogeni e proiettili di gomma, portando a oltre 400 feriti.
L’Origine delle Proteste
Le manifestazioni sono scoppiate dopo che il governo nepalese ha deciso di limitare l’accesso a importanti social media, giustificando la misura con la non conformità delle piattaforme ai requisiti di registrazione previsti dalle Nuove Direttive per la Gestione dell’Uso dei Social Network del 2023. Un avviso ufficiale ha ordinato all’Autorità delle Telecomunicazioni nepalese di disattivare i social media non registrati, senza però specificare quali piattaforme fossero colpite.
Molti nepalese vedono le recenti manifestazioni non solo come una reazione al divieto dei social media, ma anche come un’opportunità per denunciare la corruzione dilagante che ha colpito il governo. Negli ultimi anni, diversi casi di corruzione hanno coinvolto ministri e funzionari di alto profilo, portando la popolazione a esprimere la propria frustrazione.
La Risposta del Governo
Dopo l’entrata in vigore del divieto, video che mettono a confronto le difficoltà degli ordinarie nepalese con i privilegi dei figli dei politici sono diventati virali su TikTok, la piattaforma ancora accessibile. Gli studenti, come Yujan Rajbhandari, hanno affermato che la protesta è stata scatenata dal divieto dei social media, ma che questo è solo uno dei tanti motivi per cui sono scesi in piazza. “Stiamo protestando contro la corruzione che è stata istituzionalizzata nel nostro paese”, ha dichiarato.
Con la situazione in continua evoluzione, le tensioni sono aumentate quando alcuni manifestanti hanno cercato di entrare nell’area riservata del Parlamento. Le forze dell’ordine hanno reagito aprendo il fuoco ‘in modo indiscriminato’, secondo i testimoni.
Scontri e Feriti
Le immagini dalla capitale, Kathmandu, mostrano il caos, con dimostranti che tentano di oltrepassare i cordoni di polizia. Tra i feriti, Iman Magar, un giovane di 20 anni, ha raccontato come sia stato colpito a un braccio, affermando: “Ero lì per una protesta pacifica, ma il governo ha usato la forza. Non era un proiettile di gomma, ma un proiettile metallico che mi ha causato gravi danni”.
Le sirene delle ambulanze echeggiavano attraverso la città mentre i feriti venivano trasportati negli ospedali. Ranjana Nepal, una funzionaria dell’ospedale civile, ha descritto la scena come “molto disturbante”, rivelando che persino il gas lacrimogeno era penetrato nell’ospedale, complicando il lavoro dei medici.
Condanne e Reazioni Internazionali
La reazione alla violenza è stata rapida e diffusa. Nirajan Thapaliya, direttore di Amnesty International Nepal, ha condannato l’uso illegale di forza letale e non letale, richiedendo al governo di rispettare il diritto dei manifestanti alla protesta pacifica e di esprimere il loro malcontento contro la corruzione e le restrizioni sulla libertà di espressione. Ha aggiunto: “È obbligo delle autorità nepalesi proteggere i diritti dei cittadini e ascoltare le legittime richieste della gioventù”.
La Situazione Attuale
Oggi, la tensione rimane palpabile con migliaia di manifestanti riuniti vicino al Parlamento, esprimendo la loro determinazione a porre fine alla corruzione e a far revocare il divieto. La risposta brutale della polizia ha solo intensificato i sentimenti di frustrazione tra i giovani cittadini. È chiaro che la protesta ha dato voce a una generazione che chiede un cambiamento significativo e reale nel proprio paese.
In questi frangenti tumultuosi, il Nepal si trova a un bivio: continuare su un percorso di repressione che silenzia le voci di dissenso o ascoltare le grida di una giovane generazione desiderosa di giustizia e trasparenza.
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