L’omosessualità è diffusa in molte culture e ci possono essere diversi modi per studiarla, sia nell’uomo sia negli animali. Abbiamo citato la parola “cultura” (un insieme di comportamenti, qualsiasi essi siano, che prima non esistevano e che poi si diffondono nella comunità) poiché l’omosessualità ha un’origine di questo genere.
Potremmo chiamare in causa psichiatri, psicologi, sociologi, antropologi, biologi del comportamento, eccetera per analizzare il fenomeno dell’omosessualità, individuarne le origini o almeno per capire ciò che spinge un individuo, maschio o femmina che sia, a sentirsi sessualmente attratto da un individuo dello stesso sesso. Qui, però, non faremo in questo modo, né faremo un’indagine psicoanalitica del fenomeno perché, secondo me, non ci porterebbe da nessuna parte. Ciò che è certo è che l’omosessualità è sempre esistita e sempre esisterà. Partiremo invece da un’altra prospettiva, cioè quella comparativa (animale/uomo); in modo particolare indagheremo i comportamenti con i quali, ad esempio, una scimmia si relaziona con un’altra scimmia dello stesso sesso, in quali circostanze sociali intraprende una relazione di questo genere, con chi lo fa, quando, come e perché. Parliamo di scimmie perché sono animali in cui l’omosessualità non è una rarità, soprattutto nello scimpanzé nano o Bonobo (Pan paniscus), e, aspetto molto importante e che non potremmo mai applicare con gli esseri umani, in questo modo potremmo tenere sotto controllo le variabili dipendenti che inducono un individuo a comportarsi da omosessuale tenendo conto anche dell’età, del sesso, dei legami di parentela e della posizione gerarchica che questo individuo riveste nel suo gruppo di appartenenza. Nelle scimmie esistono delle gerarchie molto rigide e per guadagnare un ruolo importante nella comunità i singoli membri debbono combattere con tutte le forze e con livelli intellettivi e cognitivi di un certo rilievo.
L’omosessualità nelle scimmie può diffondersi come molte altre tradizioni culturali: può infatti nascere come qualcosa che prima non esisteva nell’individuo e che a un certo momento si scopre e poi si propaga nella comunità. L’omosessualità può diventare quindi una strategia per formare nuove alleanze con individui con i quali prima era impossibile avvicinarsi.
Quali sono i preliminari nelle scimmie? Uno molto importante è la pulizia reciproca del pelo, per passare poi alla stimolazione reciproca degli apparati genitali, questo sia tra le femmine sia tra i maschi. Le stimolazioni si eseguono con le mani o possono essere anche orali. Seguono poi degli strusciamenti pelvici e delle monte nelle quali uno dei due assume il ruolo maschile e l’altro femminile. Entrambi si eccitano e ciò viene evidenziato con l’emissione degli stessi gemiti che caratterizzano un normale rapporto eterosessuale. L’orgasmo viene raggiunto sia dai maschi sia dalle femmine con spasmi muscolari molto evidenti, con la sola differenza che i maschi alla fine eiaculano. Singolare è che le scimmie lo fanno soprattutto al di fuori del periodo riproduttivo, quando i livelli ormonali sono piuttosto bassi in entrambi i sessi, cioè quando le femmine non hanno ancora raggiunto la fase estrale, primipare o multipare che siano, che stiano allattando o che siano incinte o meno. I maschi omosessuali tendenzialmente sono dominanti e intrattengono questi rapporti con individui generalmente di pari rango, anche se è chiaro che chi prende l’iniziativa della monta è lievemente più dominanti di chi viene montato. Alcuni adolescenti lo fanno per gioco imitando gli adulti; altri, soprattutto gli individui più sottomessi, lo fanno, o cercano di farlo, per stabilire delle amicizie con i maschi dominanti sperando così di essere inseriti nelle alte sfere della gerarchia del gruppo.
Un altro fattore molto importante è che l’omosessualità non ha solo uno scopo ludico, ma anche affezionale. Insomma, si realizza per stabilire un rapporto affettivo difficile raggiungerlo con altri strumenti.
Arriviamo al nocciolo della questione: gli omosessuali, animali o umani che siano, sono spinti solo da fattori ormonali o comunque di questo genere? Certamente no. Altro elemento importante dell’omosessualità è che non ha nessuna relazione con i complessi psicologici che gli sono sempre stati attribuiti; psicoanaliticamente non ha niente a che fare, ad esempio, con il complesso di Edipo o altro di questo genere, o perlomeno ciò non è mai stato scientificamente provato. In ultimo è da chiarire un punto essenziale su cui la gente comune spesso equivoca, e cioè che l’omosessualità non ha una origine genetica né è uniformata a qualcosa, a delle regole o a qualcuno. Ciò di cui possiamo essere certi è che si tratta di un comportamento estemporaneo, che non esisteva prima che si manifestasse per la prima volta nell’individuo omosessuale e che quindi, sotto certi profili, può trattarsi di una tradizione culturale e per gli scopi che abbiamo sopra accennato. Si è citata la parola “scopo” e non a caso. Potrebbe trattarsi infatti di una strategia pianificata, come capita di vedere spesso nel mondo dello spettacolo e del cinema, soprattutto quello americano, per avanzare più velocemente nella carriera, per avere successo e, come si dice, per entrare nel giro delle persone importanti. Infatti, l’eterosessualità, in questi ambienti, è quasi banale, se non eccezionalmente tra le grandi star.
Foto Redazione da Unsplash
Jiroe (Matia Rengel) – Rainbow Heart


