Medico britannico contagiato dall’Ebola trasferito a Londra per le cure
Un medico britannico risultato positivo al virus Ebola è arrivato nel Regno Unito per essere curato in un’unità specializzata in malattie infettive. L’uomo, la cui identità non è stata resa nota, è stato rimpatriato dalla Repubblica Democratica del Congo e trasferito alla Royal Free Hospital, nel nord di Londra, dove si trova ora in isolamento.
Il paziente è stato trasportato in aereo fino alla base della RAF di Northolt. Da lì, un convoglio di mezzi di soccorso lo ha accompagnato in ospedale, nell’ambito di un’operazione coordinata tra le autorità britanniche e quelle congolesi. Tre furgoni della polizia hanno scortato i veicoli, fermando il traffico e tenendo lontani i passanti all’arrivo al nosocomio.
Il medico è ricoverato in un’unità di isolamento «altamente specializzata». Il Dipartimento della Salute britannico ha confermato che il trasferimento è stato organizzato congiuntamente dai due Paesi. Si tratta del primo caso accertato di un cittadino britannico contagiato durante la più recente epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo.
Le autorità sanitarie del Regno Unito hanno sottolineato che il rischio per la popolazione è basso. Renu Bindra, vicedirettrice del gruppo di risposta ai rischi per la salute pubblica dell’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA), ha rassicurato i cittadini, spiegando che esistono procedure consolidate per gestire situazioni di questo tipo. L’isolamento del paziente e l’assistenza in una struttura specializzata fanno parte delle misure adottate per contenere il rischio di contagio.
La Royal Free Hospital ha già esperienza nella gestione di casi simili. Durante l’epidemia che colpì l’Africa occidentale nel 2014-2015, la struttura curò con successo tre operatori sanitari evacuati nella capitale britannica. Nel Regno Unito, nel complesso, sono stati confermati soltanto quattro casi di Ebola: i tre operatori trasferiti durante quell’emergenza e un addetto di laboratorio contagiato in seguito a un incidente nel 1976. Tutti i pazienti sono sopravvissuti.
L’Ebola è una malattia causata da un gruppo di virus correlati, chiamati ortoebolavirus. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta, tra cui sangue, saliva, vomito e altri liquidi. Una persona contagiata non trasmette il virus prima della comparsa dei sintomi. Anche i fluidi di chi è morto a causa della malattia possono essere altamente infettivi; per questo, le cerimonie funebri possono comportare un rischio di trasmissione se non vengono adottate adeguate precauzioni.
I sintomi si sviluppano in genere entro 21 giorni dall’infezione e possono manifestarsi in due fasi. All’inizio compaiono disturbi «secchi», come febbre, dolori muscolari, malessere e stanchezza. Poiché questi segnali possono assomigliare a quelli di un’influenza o di un comune raffreddore, alcuni casi rischiano di non essere riconosciuti subito. Con il progredire della malattia possono comparire sintomi «umidi», tra cui vomito e diarrea, oltre a sanguinamenti. In alcuni pazienti il sangue può fuoriuscire da gengive, naso, bocca, occhi o orecchie. L’infezione può provocare gravi danni agli organi e, senza cure, portare all’insufficienza d’organo.
Chi sopravvive può comunque avere conseguenze durature, tra cui problemi alla vista o all’udito, dolori articolari, stanchezza e disturbi neurologici. L’infezione può inoltre influire sul sistema nervoso, causando irritabilità e confusione. La gravità dei sintomi varia da persona a persona, ma il decorso della malattia rende essenziale individuare rapidamente i casi e assistere i pazienti in condizioni di isolamento.
La recente epidemia nella Repubblica Democratica del Congo ha registrato oltre 10.000 casi confermati da maggio, secondo i dati riportati, con un tasso di letalità del 48,6% alla fine del mese scorso. Nel Paese si contano inoltre più di 5.000 morti. L’epidemia rappresenta il più alto livello di infezioni registrato nel Paese dopo quella degli anni Dieci. Casi sono stati segnalati anche in Kenya, Nigeria e Uganda.
Al momento, secondo le informazioni diffuse, non è disponibile un vaccino approvato per il virus responsabile dell’epidemia. L’Organizzazione mondiale della sanità ha tuttavia riferito che due farmaci candidati sono oggetto di una sperimentazione clinica in corso. Le autorità sanitarie continuano a monitorare la situazione, mentre il medico britannico riceve cure presso la struttura londinese.
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