Oggi voglio raccontarvi la mia esperienza toccante come volontario medico a Gaza. Mentre operavo su un bambino di otto anni che stava sanguinando a morte, un’infermiera mi ha avvertito che non c’erano più garze disponibili.
La soluzione? Sono stato costretto a prelevare il sangue con le mani. Un’ondata di nausea mi ha travolto per l’ansia che il bambino non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere.
Fortunatamente, ce l’ha fatta – anche se molti altri no.
Questo è solo uno dei pazienti che mi ha colpito mentre volontariavo con il MAP e l’IRC il mese scorso presso l’Ospedale Nasser a Gaza.
A un anno dal 7 ottobre, la situazione sul campo – soprattutto per gli operatori sanitari – è ancora critica.
Durante una carriera medica lunga 41 anni – iniziata come chirurgo consulente nel 2002 – ho lavorato come professore di chirurgia trapiantologica presso un grande ospedale universitario a Londra, ma mi sono ritirato dal sistema sanitario nazionale nel 2022.
Il lavoro che ho svolto come volontario in Palestina è stato uno dei momenti più difficili e commoventi della mia carriera. La mancanza di risorse e le condizioni estreme in cui operano i medici e gli operatori sanitari a Gaza sono davvero agghiaccianti.
Non avrei mai immaginato di dover affrontare situazioni del genere durante la mia carriera, ma è stato un’esperienza che mi ha segnato profondamente e mi ha fatto riflettere sulla fragilità della vita umana.
I bambini che ho visto soffrire e lottare per sopravvivere in quelle condizioni mi hanno insegnato l’importanza della solidarietà e della compassione. Anche quando le risorse sono scarse e le possibilità di successo sono minime, è fondamentale non arrendersi e continuare a lottare per salvare ogni vita che è possibile.
Durante il mio periodo di volontariato, ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con medici e operatori sanitari straordinari che, nonostante le enormi difficoltà , continuano a dare il massimo per aiutare chi ha bisogno.
L’impegno e la determinazione di queste persone mi hanno ispirato e mi hanno spinto a fare di più per contribuire a migliorare la situazione in Palestina e in altre aree del mondo dove la situazione sanitaria è critica.
È stato difficile tornare a casa dopo il mio periodo di volontariato, sapendo che ci sono tante persone che hanno bisogno di aiuto e che la situazione in Palestina è ancora così precaria. Tuttavia, sono determinato a continuare a sensibilizzare sull’importanza di sostenere le organizzazioni umanitarie che operano in queste aree e a fare la mia parte per contribuire a migliorare la vita di chi soffre.
Il mio tempo trascorso come volontario in Palestina mi ha aperto gli occhi su una realtà spesso nascosta e ignorata dalla maggior parte delle persone. È incredibile quanto possiamo fare quando lavoriamo insieme per aiutare chi ha bisogno e per costruire un mondo più giusto e solidale per tutti.
Spero che la mia esperienza possa ispirare altri a fare la propria parte nel sostenere le popolazioni vulnerabili e a lottare per un mondo in cui tutti abbiano accesso a cure mediche adeguate e vivano in condizioni di dignità e rispetto.
Ricordiamoci che, nonostante le enormi difficoltà che possiamo incontrare lungo il nostro cammino, c’è sempre qualcosa che possiamo fare per aiutare chi ha bisogno e per migliorare le condizioni di vita delle persone più vulnerabili.
#leggolondra


