Una ragazza scolara russa è stata condannata a tre anni e mezzo di carcere per aver scritto “morte al regime” sui muri con della vernice spray.
Lyubov Lizunova, 17 anni, è stata imprigionata secondo le nuove leggi anti-terrorismo ed estremismo di Vladimir Putin.
Lyubov, che aveva 16 anni al momento dell’arresto, è la più giovane donna ad essere condannata da quando è stata introdotta la legislazione.
Le è stato anche contestato di aver approvato l’incendio degli uffici di arruolamento militare.
Le nuove leggi draconiane sono state introdotte per soffocare le critiche nei confronti del dittatore settantunenne e della sua guerra contro l’Ucraina, che ha causato migliaia di vittime da entrambe le parti.
Lyubov, proveniente da Chita in Siberia, è stata condannata per “incitamento all’estremismo e diffusione di notizie su ‘azioni anti-guerra dirette'” – cosa che nella visione del Cremlino equivale al terrorismo.
Le è stato contestato di aver scritto graffiti insieme al suo ragazzo, Alexander Snezhkov, all’epoca 19enne, e di aver scambiato messaggi con un altro uomo, Vladislav Vishnevsky, 23 anni.
La condanna di Lyubov ha destato preoccupazione e critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo. Si è sollevata una discussione riguardo alla libertà di espressione e alla severità delle leggi russe contro l’estremismo.
Lyubov ha sempre negato le accuse mosse nei suoi confronti, sostenendo di non essere coinvolta in attività terroristiche e di essere stata solamente esercitando il suo diritto alla libertà di parola.
La sua condanna ha portato alla luce la crescente repressione verso chiunque critichi il regime al potere in Russia. Le leggi anti-terrorismo e estremismo vengono spesso utilizzate per punire dissidenti politici e qualsiasi voce che osi alzarsi contro il governo di Putin.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato il trattamento riservato a Lyubov durante il processo, sottolineando il fatto che non le è stata garantita una giusta difesa e che la sentenza è stata emessa senza prove concrete.
La giovane ragazza è stata privata della sua libertà per aver esercitato un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti: il diritto alla libertà di espressione.
La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Russia e ha chiesto al governo russo di rispettare le libertà fondamentali dei suoi cittadini. Tuttavia, il governo di Putin sembra non voler dare ascolto alle critiche esterne e continua la sua politica repressiva nei confronti di chiunque metta in discussione il suo potere.
La storia di Lyubov rappresenta un triste esempio della situazione attuale in Russia, dove esprimere opinioni contrarie al governo può portare a gravi conseguenze legali e alla perdita della libertà personale.
In un paese dove la libertà di espressione è sempre più minacciata, è importante che la comunità internazionale continui a monitorare da vicino la situazione dei diritti umani in Russia e a esprimere solidarietà nei confronti di coloro che vengono perseguitati per le proprie opinioni.
Speriamo che un giorno la libertà di espressione possa essere garantita a tutti i cittadini russi, senza il timore di essere perseguitati per aver semplicemente espresso le proprie opinioni.
#leggolondra


