Putin Sempre Più Paranoico: La Sua Fuga nella Vita nei Bunker

Putin e la sua vita nei bunker: paura di un colpo di stato

Negli ultimi tempi, secondo rapporti di agenzie di intelligence occidentali, Vladimir Putin ha adottato nuove abitudini, ritirandosi in bunker dove lavora, a causa di timori crescenti relativi a un possibile colpo di stato. Questa notizia è stata rivelata per la prima volta da un importante media russo, Important Stories, citando fonti non specificate.

Secondo l’agenzia, “dall’inizio di marzo 2026, il Cremlino e Vladimir Putin sono preoccupati per una fuga di informazioni sensibili e, allo stesso tempo, per il rischio di un complotto o di un tentativo di colpo di stato contro il presidente russo.” Le paure più concrete riguardano un possibile attentato tramite droni, orchestrato da membri dell’élite politica russa.

Tra i soggetti sospesi nel rischio di un complotto, c’è Sergei Shoigu, segretario del Consiglio di Sicurezza di Putin e già Ministro della Difesa nei primi anni di guerra. La sua crescente influenza sembra aver preoccupato il presidente, tanto che il Cremlino ha già tentato di ridurne il potere, arrestando il suo ex vice il mese scorso, accusato di aver accumulato oltre 50 milioni di sterline in beni familiari in modo illecito.

Le apprensioni di Putin sono ulteriormente amplificate da quanto accaduto nel 2023, quando si è verificata la ribellione di Wagner. L’agenzia di protezione federale ha riferito di aver “significativamente aumentato le misure di sicurezza” attorno al presidente. Per entrarvi, i visitatori devono ora affrontare due livelli di screening e una perquisizione corporea completa. L’accesso ai suoi luoghi abituali è stato drasticamente limitato: frequenta raramente la sua residenza a Novo Ogaryovo e il palazzo di Valdai.

Putin convive con la sua compagna, l’atleta olimpica Alina Kabaeva, di 42 anni, e i loro figli, Ivan, di 11 anni, e Vladimir, di sei. I bambini utilizzano il cognome Spiridonov, probabilmente a scopo di sicurezza.

Il rapporto suggerisce che, dall’inizio del conflitto in Ucraina, Putin ha frequentemente cercato rifugio in bunker ristrutturati, in particolare nella regione del Krasnodar, dove può rimanere per settimane. Questa regione non è solo spesso attaccata da droni ucraini, ma ospita anche il sontuoso palazzo di Putin, il Gelendzhik, del valore di un miliardo di sterline, dotato di piani interrati multipli.

Per aumentare la sua sicurezza, Putin ha smesso di visitare luoghi militari e ha adottato misure estreme, come il divieto per il personale che lavora in sua prossimità di utilizzare telefoni cellulari. È stata imposta l’uso di dispositivi privi di accesso a internet per evitare fughe di notizie. Inoltre, sono stati installati sistemi di sorveglianza nelle abitazioni di cuochi, fotografi e guardie del corpo.

L’estrema paranoia di Putin riguardo a un possibile tentativo di omicidio o cospirazione è testimoniata anche dal fatto che quest’anno nessun deputato della Duma di Stato ha ricevuto un invito per la parata del Giorno della Vittoria in Piazza Rossa. Questo gesto, apparentemente innocuo, mette in luce il crescente isolamento e la sfiducia del presidente russo verso la propria cerchia di collaboratori.

La situazione, quindi, si fa sempre più complicata per il leader russo. Con il mondo intero che osserva e gli eventi geopolitici in rapida evoluzione, le sue scelte stanno cambiando radicalmente. La vita nei bunker, circondato da crescenti misure di sicurezza, rappresenta non solo un cambiamento nel suo modo di operare, ma anche un chiaro segnale delle sue preoccupazioni per il futuro.

In un periodo in cui l’instabilità interna è una possibilità concreta, la reazione di Putin alle minacce percepite sarà fondamentale nel dare forma agli sviluppi futuri della Russia. Sarà interessante osservare come questa vulnerabilità influenzerà la sua leadership e le strategie politiche nel tempo.

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