La vita a Doha: Resilienza e normalità in tempi di crisi
Negli ultimi giorni, la tensione in Medio Oriente è aumentata significativamente, in seguito a eventi militari che hanno coinvolto Iran, Stati Uniti e i loro alleati. La popolazione sta affrontando una situazione di emergenza, e tra questi c’è Rosie Murray-West, esperta finanziaria di Metro, attualmente a Doha, Qatar, con suo marito Paul. Lei racconta come viene vissuta la crisi nella città centro dell’emirato, rimanendo testimone di una realtà che si scontra tra allerta e routine quotidiana.
L’allerta a Doha
Quando la sirena di allerta ha squillato, Murray-West si trovava al Museo d’Arte Islamica. Un messaggio in arabo, accompagnato da un suono allarmante, ha attirato la sua attenzione. Nonostante la barriera della lingua, il triango rosso di allerta ha chiarito la situazione: un messaggio di emergenza. “Mi sono subito diretta verso l’hotel dove eravamo alloggiati”, spiega.
A distanza di due giorni, la rapidità con cui le persone si abituano a suoni d’allerta sembra quasi surreale. Gli avvisi di emergenza sono diventati una consuetudine, con le notifiche che risuonano simultaneamente sui telefoni di tutti presso il centro conferenze dove soggiornano. Ogni allerta è seguita da un rumore sordo, mentre nei cieli si vedono esplosioni e nuvole di fumo lontano. “Niente è mai arrivato vicino abbastanza per far vibrare i vetri”, osserva Murray-West, “ma il fumo all’orizzonte è diventato una presenza costante”.
La vita continua
Nonostante le difficoltà, la vita prosegue per i qatarioti. I supermercati sono affollati di persone che approfittano della vendita di cibi per rompere il digiuno durante il Ramadan. Murray-West nota che, “fuori, la vita va avanti: le strade sono più tranquille al mattino e poi si riempiono verso il tramonto. La gente non mostra segni di panico; famiglie e bambini passeggiano per i negozi, acquistando dolci e giocattoli”.
Molti eventi pubblici di ‘iftar’, i pasti che segnano la rottura del digiuno, sono stati cancellati, e le scuole sono chiuse mentre il settore pubblico lavora da remoto, spostando quindi le celebrazioni verso un contesto più privato e domestico. “Nel centro in cui ci troviamo, si respira una certa sicurezza. Le persone cercano di tornare a casa, e ci sono molte chiacchiere sui delegati polacchi che sono riusciti a tornare via terra”, racconta.
La crisi dei voli e la frustrazione
La frustrazione sta crescendo quando si tratta di cercare di tornare a casa. “Ho passato la maggior parte della giornata in coda per la chat dal vivo di British Airways. Quando finalmente ho parlato con qualcuno, avevano prenotato un volo per Abu Dhabi che è stato cancellato dieci minuti dopo. È straziante”, ammette. Le incertezze riguardanti i voli e le prenotazioni si accumulano, mentre le compagnie aeree faticano a mantenere aggiornate le informazioni.
La questione di quando e se i voli riprenderanno è avvolta nell’incertezza. “C’è un certo fatalismo che prende piede in momenti come questo. Non vogliamo essere il primo volo a ripartire nonostante le allerta dei missili nel cielo”, dice. Al momento, il sentimento prevalente è più di inconvenienza che di paura.
Un miraggio nel deserto
Rosie ricorda i giorni trascorsi pre-crisi, visitando musei e deserti, prima di queste tensioni. “Doha sembrava un luogo così pacifico e prospero. Tutti parlavano della sicurezza e dell’ospitalità del Paese”. Ora, però, questa percezione di stabilità risulta compromessa. “Quest’idea di sicurezza sembra un miraggio nel deserto”.
L’emergenza sta costringendo le persone a rivedere la propria quotidianità, tra allerta e resilienza. La vita continua, con le sue sfide e i suoi riti, mentre il mondo esterno si dimostra sempre più incerto. La realtà di Murray-West e di tanti altri a Doha è un esempio di come l’umanità si adatti anche nei momenti più difficili, tentando di mantenere la normalità in un contesto straordinario.
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