La Storia di Anoosheh Ashoori: Un Appello per la Proclamazione dell’IRGC
Anoosheh Ashoori, un ex prigioniero iraniano, ha trascorso cinque anni nella famigerata prigione di Evin. La sua storia, tuttavia, non è solo la sua; si intreccia con quella di molte altre persone che hanno subito le conseguenze dell’operato del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).
Elika Ashoori, figlia di Anoosheh, ha avuto un’esperienza devastante quando suo padre è stato arrestato nel 2017 mentre era in visita alla madre in Iran. Un ingegnere civile britannico-iraniano, Anoosheh è stato detenuto senza spiegazioni e liberato solo nel marzo 2022, dopo una lunga lotta per la sua liberazione. La sua esperienza è emblematica della repressione perpetrata dalla Repubblica Islamica iraniana.
Di recente, il governo britannico ha finalmente annunciato la proclamazione dell’IRGC come un’organizzazione terrorista. Tuttavia, Elika ha sottolineato che questa decisione è arrivata troppo tardi e avrebbe potuto salvare “innumerevoli vite” se fosse stata presa anni fa. “Ci siamo resi conto che l’IRGC era al centro di tutto ciò che era accaduto ai cittadini britannici a causa dello stato iraniano”, ha affermato. La figlia ha criticato il governo per aver “sepolto la testa nella sabbia” e per non aver preso provvedimenti tempestivi.
Due settimane fa, due uomini sono stati condannati per aver accoltellato un giornalista davanti alla sua casa a Wimbledon. Questo attacco, legato allo stato iraniano, ha dimostrato quanto grave sia la situazione. Pouria Zeraati, il giornalista aggredito, lavora per Iran International, un’agenzia di stampa critica nei confronti del regime. L’IRGC avrebbe guidato un gruppo legato all’attacco, responsabile di una serie di violenze, tra cui atti antisemiti contro comunità ebraiche nel Regno Unito.
Il Primo Ministro Keir Starmer ha dichiarato: “Non permetteremo mai che il Regno Unito diventi un campo da gioco per stati che vogliono diffondere paura, divisione e violenza nelle nostre strade”. L’importanza di affrontare la minaccia rappresentata dall’IRGC è stata enfatizzata, affermando che chiunque supporti tali gruppi avrà un futuro in prigione.
Elika ha manifestato il suo disappunto per la tardività della decisione governativa. “L’IRGC è una banca e un centro di addestramento per il radicalismo in tutto il mondo”, ha affermato, esprimendo preoccupazione per l’aumento degli attacchi antisemiti a Londra, specialmente a Golders Green. Ha evidenziato la necessità di agire in modo decisivo per fermare queste violenze, affermando che la proclamazione dell’IRGC avrebbe potuto prevenire il rapimento di suo padre e altre sofferenze.
Le nuove leggi contro le minacce statali prevedono pene severe fino a 14 anni di carcere per chi sostiene o assiste a tali gruppi. Tuttavia, il governo avrà bisogno di un’approvazione parlamentare per implementare tali misure. Nel contempo, è stato annunciato un investimento di oltre 250 milioni di sterline per aumentare la presenza della polizia nelle comunità ebraiche, con pattuglie e misure di sicurezza intensificate.
Il Segretario di Stato per l’Interno, Shabana Mahmood, ha affermato: “Iran e Russia stanno utilizzando dei proxy e dei thug per svolgere i loro sporchi lavori sulle nostre coste”. Ha espresso l’intenzione di impedire che tali gruppi operino liberamente nel Regno Unito, garantendo che chi lavora per essi venga rintracciato e messo in carcere.
Il temuto IRGC ha un impatto rilevante non solo sull’Iran, ma anche su altri paesi, compreso il Regno Unito, dove l’intimidazione e le minacce da parte di questo gruppo sono state oggetto di crescente preoccupazione. La storia di Anoosheh Ashoori rappresenta solo una delle tante vite distrutte da un regime oppressivo. L’appello per una presa di posizione forte e chiara contro l’IRGC è più urgente che mai, affinché non si ripetano più simili drammi nel futuro.
Le parole di Elika risuonano come un monito: “Avremmo dovuto agire prima”. La speranza è che questo sia l’inizio di un cambiamento, per proteggere non solo i cittadini britannici, ma anche tutti coloro che soffrono sotto il giogo dell’oppressione iraniana.
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