La Scoperta di un Organismo Antartico Potrebbe Portare a una Cura per il Melanoma
Un organismo straordinario che vive nelle acque ghiacciate dell’Antartide potrebbe detenere la chiave per curare il melanoma, un tipo di cancro della pelle. Un’équipe dell’Università della Florida Meridionale (USF) ha appena completato un’escursione di sei settimane in una delle regioni più remote del pianeta, per studiare una specie di ascidie, comunemente note come “sea squirts”, che contiene un batterio in grado di uccidere le cellule cancerose del melanoma.
La ricerca del professor Bill Baker, docente di chimica presso l’USF, ha rivelato il potenziale di questo organismo per combattere il cancro. Attualmente, il professor Baker sta guidando un progetto supportato dalla National Science Foundation degli Stati Uniti, con l’obiettivo di comprendere meglio il composto e valutare se un giorno potrebbe contribuire a nuovi trattamenti per i pazienti affetti da melanoma.
Il professor Baker ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che questa ascidia produce un batterio che contiene un composto tossico capace di uccidere le cellule tumorali del melanoma senza danneggiare le normali cellule umane”. Questa selettività è fondamentale nello sviluppo di farmaci, poiché si desidera trattare la malattia senza compromettere la salute del paziente.
Da decenni, il professor Baker viaggia in Antartide per studiare organismi marini con possibili applicazioni farmaceutiche. Le scoperte precedenti del suo team hanno portato a brevetti per composti con potenziale utilizzo nella lotta contro malattie come la malaria resistente ai farmaci, il cancro e le infezioni resistenti agli antibiotici.
Un Laboratorio Naturale Unico
Gli scienziati affermano che l’Antartide offre un laboratorio naturale unico grazie alla sua lunga isolazione geografica e ambientale. Il professor Baker ha aggiunto: “Il continente è unico perché è stato isolato geograficamente e ambientalmente per milioni di anni. Di conseguenza, le specie in Antartide hanno avuto il tempo di evolversi in modo indipendente, portando a organismi altamente specializzati. Le ascidie che studiamo sono adattate specificamente a questo ambiente e non si trovano altrove”.
Durante l’escursione del 2026, il professor Baker ha fornito consulenza mentre Ben Meister, responsabile della sicurezza subacquea dell’USF, e il ricercatore post-dottorato Sam Afoullouss hanno rappresentato l’università in missione in Antartide. Afoullouss ha spiegato che l’escursione si è concentrata sulla determinazione di dove si trovi il batterio che uccide il melanoma e quanto sia diffuso.
Le Difficoltà dell’Esplorazione
Le ascidie studiate si trovano generalmente a profondità comprese tra 60 e 80 piedi, spesso attaccate a superfici ripide o verticali sul fondo marino, dove le forti correnti forniscono un costante apporto di nutrienti. La raccolta dei campioni ha richiesto immersioni multiple e l’uso di veicoli telecomandati per esplorare acque più profonde e identificare nuovi siti di raccolta lungo la penisola antartica.
Il signor Meister ha dichiarato: “In media, le nostre immersioni duravano circa 25-35 minuti, con un massimo di 130 piedi di profondità . Ma in Antartide è necessario affrontare il ghiaccio, le foche leopardo, il mare in cambiamento e talvolta visibilità molto limitata. Ogni immersione deve essere pianificata con attenzione per bilanciare il completamento del lavoro e la sicurezza di tutti i partecipanti.”
La pianificazione accurata è essenziale non solo per la sicurezza degli immersionisti, ma anche per garantire che i campioni vengano raccolti e conservati correttamente per l’analisi in laboratorio. Mantenere l’integrità dei campioni è considerato cruciale, poiché anche piccole modifiche potrebbero influenzare la comprensione su come funzionano i composti.
Fasi Future della Ricerca
Con la conclusione dell’escursione, i ricercatori affermano che inizia la fase più importante del lavoro. I campioni raccolti durante la missione saranno analizzati da diversi team specializzati in genetica, chimica e biologia. Questo processo richiederà mesi, se non anni, mentre gli scienziati cercano di comprendere meglio i composti e le loro possibili applicazioni mediche.
Il professor Baker ha sottolineato: “Questa ricerca è importante sia dal punto di vista ambientale che medico. Stiamo imparando come gli organismi utilizzano la simbiosi per sopravvivere in condizioni estreme, un aspetto ancora largely sconosciuto negli ecosistemi delle acque fredde come l’Antartide. Comprendere la fonte e la funzione di questo composto è fondamentale se speriamo di svilupparlo in un farmaco”.
Le scoperte come quella fatta dall’équipe dell’USF rappresentano le fasi iniziali di un lungo processo scientifico, ma potrebbero un giorno contribuire a identificare una cura per il melanoma e altre malattie complesse.
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