Inizia la ricerca dei corpi di quasi 800 neonati in un “homemother and baby”

Inizio delle Escavazioni al Sito della Ex Casa Madre e Bambino di Bon Secours in Irlanda

Oggi sono iniziate le escavazioni nel tentativo di trovare quasi 800 neonati che si pensa siano sepolti in una fossa comune in una casa per madri non sposate in Irlanda. Tra il 1925 e il 1961, donne in gravidanza venivano inviate nella casa materna di Bon Secours a Galway. I loro figli illegittimi venivano considerati "bambini del peccato" e, di conseguenza, trattati con una mancanza di rispetto persino dopo la morte, come evidenziato dal lavoro di storici e ricercatori.

Catherine Corless, una storica il cui lavoro ha messo in luce ciò che presumibilmente è accaduto in questa struttura, ha affermato che molti dei neonati sono stati abbandonati in una vecchia cisterna fognaria, conosciuta come "la fossa". La sua ricerca ha rivelato che 798 bambini sono morti all’interno della casa prima della sua chiusura negli anni ’60, ma solo due di loro hanno ricevuto una sepoltura dignitosa. Gli altri 796 sono quindi presunti sepolti nel sito, ed è proprio su questo che mirano a lavorare le operazioni forensi attuali.

Daniel MacSweeney, direttore dell’Ufficio di Intervento Autorizzato di Tuam (ODAIT), ha dichiarato che le famiglie con parenti che sono stati in questa istituzione sono state informate della tempistica dei lavori. Ha annunciato che avranno l’opportunità di visitare il cantiere come parte di una giornata dedicata a famiglie e sopravvissuti nelle prossime settimane.

Prima che avessero inizio le escavazioni, l’ODAIT ha incoraggiato i sopravvissuti e i familiari a visitare il sito, in quanto ora il luogo sarà sotto controllo forense e non sarà accessibile al pubblico. MacSweeney ha precisato: "Fin dal inizio dei lavori, il 16 giugno, l’intero sito, incluso il giardino commemorativo, sarà accessibile solo a staff autorizzati e sarà monitorato 24 ore su 24."

Le prime quattro settimane del progetto riguarderanno l’allestimento del sito, che includerà l’installazione di recinzioni alte 2,4 metri attorno al perimetro. "Queste misure sono necessarie per garantire l’integrità forense del sito e per permetterci di svolgere i lavori secondo i più alti standard internazionali che disciplinano il programma di escavazione e recupero. Questa è un’escavazione unica e incredibilmente complessa", ha affermato MacSweeney.

La questione dei "bambini del peccato" e delle madri non sposate si inserisce in un contesto più ampio di stigmatizzazione sociale e di politiche repressive nei confronti delle donne nel passato irlandese. Le donne, spesso emarginate dalla società, affrontavano enormi pressioni e discriminazioni, non solo durante la loro gravidanza, ma anche dopo la nascita dei loro figli. Questi eventi storici hanno lasciato cicatrici profonde nella cultura irlandese e, con il riemergere di queste storie, c’è un desiderio di giustizia e di riconciliazione.

L’escavazione in corso è quindi un passo cruciale per affrontare il passato doloroso e restituire dignità a queste vite perdute. La comunità e i familiari dei bambini scomparsi osservano con speranza e angoscia, in cerca di risposte e di un senso di chiusura. È un momento non solo di scoperta, ma anche di riflessione su come la storia possa influenzare il presente.

È fondamentale che il processo venga svolto con la massima attenzione e sensibilità, trattando i resti e la memoria dei deceduti con il rispetto che meritano. Il recupero di questi bambini non è soltanto un atto di giustizia storica, ma anche una forma di riparazione per le ingiustizie patite dalle madri e dalle famiglie coinvolte.

Con il complemento delle operazioni in corso e il monitoraggio continuo della situazione, ci si aspetta che ci siano ulteriori sviluppi. Le autorità competenti e gli esperti forensi sono impegnati non solo a recuperare i resti, ma anche a garantire che vengano effettuati con la massima cura e rispetto, ponendo al centro delle operazioni le necessità e il dolore delle famiglie coinvolte.

L’attenzione del pubblico è ora rivolta a questa dolorosa eredità, e la speranza è che, attraverso la verità e la trasparenza, si possano costruire percorsi di guarigione sia per i vivi che per i morti.

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