L’Ingiustificabile Safari Umano: Le Indagini sui Turisti in Bosnia
Negli anni ’90, durante l’Assedio di Sarajevo, i cecchini serbo-bosniaci furono responsabili di atrocità indelebili, torturando civili mentre li bersagliavano quotidianamente. Oggi, la giustizia sta facendo luce su un episodio inquietante che ha coinvolto turisti europei, accusati di partecipare a un vero e proprio “safari umano” che ha causato la morte di innocenti bosniaci.
Il ministero della giustizia croato ha recentemente avviato un’inchiesta contro un cittadino austriaco e un’altra persona non ancora identificata, sospettati di aver preso parte ai famigerati “tour di cecchini” a Sarajevo durante la guerra in Bosnia. La vicenda risale a un periodo in cui turisti europei erano accusati di pagare per colpire civili nella città martoriata dal conflitto. La notizia ha sollevato onde di indignazione e richieste di giustizia.
Alma Zadic, membro del partito ecologista austriaco e ex ministro della giustizia, ha commentato le nuove accuse dicendo: “L’idea che qualcuno possa aver pagato per sparare deliberatamente a civili—anche a bambini—è quasi inconcepibile nella sua crudeltà. Tali atti rappresentano un livello di disprezzo per l’umanità che lascia senza parole. Le vittime e i loro familiari hanno diritto alla verità, alla giustizia e alla chiarezza.”
Questa inchiesta giunge in seguito alla pubblicazione di un libro dal giornalista croato Domagoj Margetic, il quale ha affermato che un aristocratico austriaco sarebbe coinvolto nei colpi mortali. Il libro, intitolato “Pay And Shoot”, contiene un’intervista con un ex maggiore dell’esercito serbo-bosniaco, conosciuto con il nome di ‘Jovan’. Quest’ultimo ha rivelato che un austriaco, giunto nel 1992, era soprannominato “Grof” dai serbi, termine che significa “Conte” in serbo-croato.
Il libro ha sollevato interrogativi inquietanti, con testimonianze di soldati serbi ai posti di blocco di Sarajevo che ricordano cacciatori in possesso di passaporti austriaci. Le rivelazioni hanno portato a un’ondata di indignazione e di richieste di giustizia, non solo in Bosnia, ma anche in Italia, dove già si stanno indagando alcuni turisti italiani coinvolti in questi “tour” macabri.
Le accuse riguardanti partecipazioni ai “safari” di Sarajevo sono emerse dopo la pubblicazione del documentario “Sarajevo Safari” nel 2022, che ha messo in luce le atrocità perpetrate da alcuni cittadini europei. Si stima che nazionali di diverse nazioni, tra cui Italia, Croazia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Russia e Germania, abbiano partecipato a questi tour, presumibilmente organizzati da serbi e croati.
Durante l’assedio, i cittadini di Sarajevo vivevano nel terrore, costretti a correre da un luogo all’altro, come negozi e luoghi di lavoro, mentre evitavano i proiettili. Le strade principali della città, come Ulica Zmaja od Bosne e Meša Selimović Boulevard, divennero tristemente famose con il soprannome di “Cecchino Alley” a causa dell’intensità del fuoco nemico. In quel periodo, le forniture di elettricità, gas e acqua furono interrotte, lasciando gli abitanti privi di beni essenziali.
I leader politici serbo-bosniaci, come Radovan Karadzic e Stanislav Galic, sono stati riconosciuti colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità presso il Tribunale dell’Aia per il loro ruolo nell’assalto a Sarajevo. Entrambi sono stati condannati all’ergastolo, con Karadzic già in carcere nel Regno Unito mentre Galic si trova in Germania.
L’assedio si concluse nel 1995, lasciando un tragico bilancio di 13.952 morti, tra cui 5.434 civili. Oggi, le indagini in corso continuano a svelare una verità scomoda e dolorosa, mentre i sopravvissuti e i familiari delle vittime richiedono giustizia e riconoscimento per i crimini commessi in un capitolo oscuro della storia europea.
La strada verso la verità e la giustizia è ancora lunga, ma è un passo necessario per i popoli che cercano di ricostruire le proprie vite dopo anni di devastazione e dolore.
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