La Famine Fabbricata: La Situazione Critica dei Palestinesi a Gaza
Dieci settimane dopo l’inizio di una "carestia fabbricata, artificiale e politicamente motivata", i palestinesi a Gaza stanno soffrendo la fame. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha segnalato che i centri di distribuzione alimentare sono stati chiusi, i forni distrutti dai bombardamenti e l’accesso umanitario limitato dalla continua repressione israeliana. Per sopravvivere, la popolazione è costretta a mangiare alimenti per animali, avanzi di cibo e persino tartarughe catturate nel mare Mediterraneo.
Philippe Lazzarini, il commissario generale dell’UNRWA, ha affermato che la fame è utilizzata come un’arma di guerra nel territorio palestinese. Seduto sotto un albero in un caffè all’aperto nel centro di Londra, fatica a trovare le parole per descrivere i bombardamenti in corso, ulteriormente aggravati dal blocco di cibo e medicine. "I bambini sono malnutriti. La fame si sta aggravando, le persone sono esauste e vivono nella paura", ha dichiarato Lazzarini.
Questa non è una carestia qualsiasi; è una situazione creata dall’uomo, dalla sua origine fino a ciò che vediamo oggi. Ogni giorno in più di assedio rappresenta un giorno in più di sofferenza. Lazzarini ha sottolineato che questa è una vergogna per la nostra coscienza collettiva.
L’avvertimento di Lazzarini non è basato su dati casuali; è supportato da un nuovo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un’iniziativa delle agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni umanitarie e governi che valuta la sicurezza alimentare e il rischio di carestia. Secondo l’IPC, esiste un alto rischio di carestia se Israele non solleva il blocco. Questo rapporto indica che 470.000 gazani, circa il 22% della popolazione, sono classificati come "Fase Cinque", il che significa che affrontano una fame catastrofica. In questa categorizzazione, almeno un quinto delle famiglie vive una mancanza estrema di cibo e affronta la possibilità di morte per fame.
Il rapporto prevede anche che 71.000 bambini e oltre 17.000 madri necessiteranno di un trattamento urgente per malnutrizione acuta. I valichi di frontiera verso Gaza sono chiusi da oltre due mesi, il periodo più lungo mai affrontato dalla popolazione, facendo lievitare i prezzi dei generi alimentari nei mercati a livelli astronomici, rendendo ciò che resta del cibo inaccessibile per la maggior parte delle famiglie.
Nonostante la situazione disperata, più di 116.000 tonnellate di cibo – sufficienti per sfamare un milione di persone per quattro mesi – sono pronte per essere portate in Gaza, così come centinaia di palette di trattamenti nutrizionali salvavita. Chris Newton, un analista dell’International Crisis Group, ha sottolineato che la mancanza di una dichiarazione di carestia non significa che le persone non stiano già morendo di fame. Ha aggiunto che questa dichiarazione non dovrebbe essere una condizione per fermare la sofferenza.
Lazzarini ha concordato che c’è una pressione deliberata per rendere Gaza invivibile per i palestinesi. Il governo israeliano sta usando la fame come parte della sua strategia per distruggere Hamas e trasformare il territorio. Il governo israeliano sostiene che quanto basta aiuti sia già entrato a Gaza durante una tregua di due mesi, che è stata interrotta a metà marzo con il rilancio della campagna militare israeliana.
In un segnale di speranza, un ostaggio israeliano-statunitense è stato liberato dopo 19 mesi di cattività , mentre Hamas ha affermato di averlo rilasciato come gesto di buona volontà . La liberazione di Edan Alexander ha suscitato speranze per una nuova tregua e la fine del blocco.
La situazione a Gaza è allarmante e urgente. La fame è una realtà palpabile e quotidiana, e la comunità internazionale deve affrontare questa crisi umanitaria. La pressione su Gaza aumenta ogni giorno, e i protagonisti della politica devono rispondere alla sofferenza delle persone, non solo con dichiarazioni, ma con azioni concrete per alleviare la crisi e garantire l’accesso umanitario. La salute e il benessere della popolazione palestinese non possono essere sacrificati in nome della politica.
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