Al pub, chi salta la fila: perché ordinare da bere può diventare una prova di pazienza
Dopo aver aspettato pazientemente il proprio turno per ordinare un bicchiere di vino, magari dietro un gruppo rumoroso di ragazzi che sta comprando da bere per un’intera squadra di rugby, è facile cominciare a perdere la calma. Quando finalmente si arriva al bancone, si piantano i piedi sul pavimento appiccicoso e si cerca disperatamente lo sguardo del barista. Poi arriva la fatidica domanda: «Chi è il prossimo?». Prima ancora di riuscire a rispondere, uno sconosciuto si infila davanti e grida: «Io!».
Quasi tutti conoscono qualcuno che non sembra avere familiarità con le regole non scritte del pub. C’è chi arriva al bancone senza aver deciso cosa ordinare e impiega un’eternità per scegliere; e poi c’è chi, senza esitazione, si appropria del turno altrui. Metro ha dato a quest’ultimo tipo di cliente un nome: bar humper, letteralmente qualcuno che si «incolla» al bancone e si fa largo con arroganza.
Non è soltanto una piccola scortesia. Saltare la fila può cambiare l’atmosfera di una sala, trasformando una serata tranquilla in una gara a chi riesce ad attirare per primo l’attenzione del personale. E, per chi aspetta una birra, poche cose sembrano più irritanti che vedere un’altra persona servita prima, senza averne diritto.
Cosa pensa la gente di chi salta la fila?
Dalla coda per imbarcarsi su un aereo al tempo necessario per scaricare un’app, non siamo sempre inclini ad aspettare più del minimo indispensabile. Un sondaggio condotto lo scorso settembre su 3.000 adulti ha rilevato che un quinto della popolazione britannica, pari a circa 10,7 milioni di persone, si considera impaziente. La ricerca, commissionata da Sky Broadband, ha inoltre mostrato che poco più di un quarto degli intervistati, il 27%, è disposto ad aspettare al massimo tre minuti quando si trova ad affrontare un ritardo.
Non sorprende, quindi, che anche la fila al bancone possa mettere alla prova la pazienza. Su TikTok, l’utente @L&Sspam ha scritto di odiare profondamente chi si comporta così; un’altra persona ha raccontato che il fenomeno la fa «arrabbiare in modo incontrollabile». Su Reddit, @wild_ad ha detto che queste persone gli fanno ribollire il sangue. Un altro utente, @noobstacle, ha scherzato dicendo che rivolgerebbe loro un sonoro «tsk», seguito da uno sguardo rapido verso il pavimento non appena si accorgessero di essere stati scoperti.
Come comportarsi con chi si infila davanti?
L’esperta di buone maniere Jo Hayes riconosce che, per molti britannici, poche cose sono detestabili quanto chi salta una coda. Invita però a considerare che la persona in questione potrebbe non essersi resa conto di aver scavalcato qualcuno. In ogni caso, se si è certi di essere arrivati prima, è del tutto legittimo intervenire con educazione e spiegare sia al cliente sia al personale che il turno spettava a noi.
Il consiglio è di non aspettare troppo. Se il barista sta per prendere l’ordine e qualcuno si inserisce, conviene farsi avanti subito, senza lasciargli il tempo di ordinare da bere per tutto il gruppo. Quando si sente la domanda «Chi è il prossimo?», è utile rendersi visibili: alzare una mano o un braccio e parlare con voce abbastanza alta da farsi sentire, senza però sovrastare l’intero locale.
Se qualcuno ci passa davanti, la risposta dovrebbe essere breve, civile e il più possibile leggera. Non serve trasformare un bicchiere di birra in una lite. Far presente con calma di essere in attesa da prima è spesso sufficiente; alzare i toni, invece, rischia di peggiorare la situazione e rovinare la serata a tutti.
Di chi è la responsabilità di individuare il prossimo?
Molti concordano sul fatto che chi salta la fila sia scortese, ma online c’è chi ritiene che la responsabilità non ricada soltanto sul cliente. Alcuni utenti sostengono che spetti al barista capire chi è arrivato per primo e mantenere l’ordine. Un commentatore su Reddit osserva che non sempre il personale britannico sembra prestare attenzione a chi è in coda. Un altro si chiede se ci sia una differenza culturale: secondo lui, in Canada e negli Stati Uniti i baristi sarebbero più abituati a gestire le file e i clienti rispetterebbero maggiormente il proprio turno.
Anche su TikTok qualcuno ha raccontato, con ironia, di avere forse un’espressione troppo poco convincente: ogni volta che si avvicina al bancone, altre persone arrivate dopo riescono comunque a essere servite prima.
Ma è davvero giusto indirizzare tutta la rabbia contro chi si infila? Tony Cela, direttore generale del Maggie’s Nightclub di Chelsea, afferma che il personale dovrebbe ridurre l’incertezza legata alla domanda «chi è il prossimo?». I baristi del locale, spiega, sono formati per osservare quando i clienti si uniscono alla fila e servire ciascuno in base al proprio arrivo.
Marco Gentili, responsabile del Mr Fogg’s Pawnbrokers, condivide questa impostazione: per rendere il servizio il più equo possibile, è il barista a decidere chi tocca. In conclusione, chi salta deliberatamente la fila è scortese, ma se si resta a lungo al bancone mentre decine di persone vengono servite prima di noi, forse vale la pena chiedersi anche se il personale stia gestendo correttamente l’ordine.
Decidere se farlo presente al barista, naturalmente, è tutta un’altra questione.
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