Tre uomini condannati per il rapimento di una donna incinta
Tre uomini sono stati condannati dopo aver rapito una donna incinta, minacciando di amputarle le dita. Audi Johnson, Ahmad Ghiasi e Nicholas Mitchell hanno costretto la vittima, di sei mesi incinta, a salire a bordo di un van davanti alla sua abitazione a Enfield, nel nord di Londra, il 10 maggio dello scorso anno.
Dopo essere stati legati con fascette, i rapitori hanno messo sotto interrogatorio la donna sull’identità del suo compagno, con uno di loro che per poco non la minacciava di «calciarle via il bambino dalla pancia» se avesse mentito. Durante il rapimento, hanno contattato telefonicamente il partner della donna, promettendo di amputarle le dita se non avesse soddisfatto le loro richieste di denaro e gioielli.
Fortunatamente, la vittima è riuscita a liberarsi e a scappare dal van, nonostante fosse legata e bendata. È riuscita a raggiungere casa della madre, prendendo un taxi per la fuga.
La polizia ha rintracciato il van rapitore la stessa notte e i tre uomini sono stati identificati grazie a prove di DNA, impronte digitali e dati telefonici.
Sentenza
I tre uomini sono stati presentati oggi di fronte alla Corte di Kingston, dove le loro pene sono state stabilite:
- Audi Johnson, 35 anni, di Cranberry Close, Northolt, si è dichiarato colpevole di cospirazione per rapimento ed è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere.
- Ahmad Ghiasi, 26 anni, di Fourth Avenue, Luton, è stato condannato a sette anni per cospirazione al rapimento.
- Nicholas Mitchell, 55 anni, di Mannock Close, Barnet, è stato condannato a nove anni per cospirazione al rapimento.
In una dichiarazione presentata in aula, la vittima ha riferito di non essere riuscita a tornare a casa dopo l’incidente, passando il resto della sua gravidanza sul divano della sorella. Ha evidenziato: «L’incidente ha rovinato la mia vita. Non sarò mai più la stessa persona. Devo ricominciare da capo.»
Impatto del crimine
La donna ha continuato a condividere la sua esperienza, affermando di vivere con paura e paranoia, un trauma che la accompagnerà per sempre. Ha detto: «Non meritavo di essere vittima di quello che mi è accaduto. E, per di più, tutto ciò è stato aggravato dalla mia gravidanza.»
La sua storia è quella di molti, e sembra che la paura e la vulnerabilità delle donne in gravidanza siano stati violentemente messi alla prova. Johnson, Ghiasi e Mitchell facevano parte di una gang con sede a Londra, che era stata incaricata di portare a termine il rapimento.
La risposta della polizia
Il Detective Ispettore Ari Yoganathan della Polizia Metropolitana ha dichiarato: «La vittima stava uscendo da casa per vedere il suo personal trainer in una mattina che doveva essere come tante altre. Che una madre incinta venga costretta a entrare in un van e rapita davanti alla propria casa, legata e sottoposta a minacce orribili, è un crimine disgustoso e terrificante.»
Yoganathan ha aggiunto che gli agenti sono riusciti a rintracciare gli aggressori attraverso un’analisi forense di immagini di sorveglianza e dati telefonici, insieme a registrazioni e informazioni ottenute. «Questa sentenza dimostra come stiamo affrontando le bande criminali, impegnandoci a sostenere le comunità locali che intimidiscono e minacciano», ha concluso.
Conclusione
Questo caso mette in luce le gravi conseguenze dei crimini violenti e il difficile percorso di recupero per le vittime. La speranza è che, attraverso una giusta punizione per i colpevoli, si possa iniziare a restituire sicurezza e tranquillità a quelle persone. I crimini di questo tipo non dovrebbero mai essere tolerati e ogni sforzo è necessario per proteggere coloro che vivono nella paura.
Se hai storia da raccontare o vuoi contattarci, scrivici all’indirizzo email del nostro team di notizie. Per altre notizie, visita la nostra pagina informativa.
#leggolondra


