Accuse Shockanti: Un Ex Funzionario Francese Derubrica Donne con Diuretici Potenti
Christian Nègre, ex direttore delle risorse umane presso il Ministero della Cultura francese, è accusato di aver somministrato diuretici a ben 248 donne tra il 2009 e il 2018. Le testimonianze delle presunte vittime rivelano scenari agghiaccianti durante colloqui di lavoro, in cui molte donne si sono trovate costrette a umiliarsi, manifestando un bisogno urgente di urinare.
Secondo le accuse, Nègre avrebbe avvelenato il caffè e il tè delle vittime prima di portarli a fare interviste “lungo la passeggiata” a Parigi. Durante questi eventi, le donne avrebbero avvertito un’improvvisa necessità di usare i servizi igienici, costringendole a cercare soluzioni drastiche nei luoghi più impensabili. Tra le testimonianze, una donna si è descritta costretta a urinare nel fiume Senna.
Le ricerche investigative hanno rivelato che Nègre, noto come “il fotografo”, ha immortalato in segreto le sue interviste e ha annotato i dettagli di ogni incontro in un file Excel etichettato come “esperimenti”. La sua cattura è avvenuta nel 2018, quando un collega ha visto Nègre fotografare le gambe di un funzionaria femminile nel loro ufficio.
Le autorità hanno rinvenuto un gran numero di file riguardanti le donne coinvolte e Nègre è stato accusato di somministrare sostanze nocive senza consenso. Tuttavia, a sette anni dall’apertura dell’inchiesta nel 2019, il funzionario è ancora libero, poiché il processo giudiziario ha subito vari ritardi. Le presunte vittime, ora, hanno solo un mese per presentare le loro testimonianze prima della chiusura dell’indagine.
Le Testimonianze delle Vittime
Marie-Hélène Brice è una delle presunte vittime che ha condiviso con “The Telegraph” la sua dolorosa esperienza. Nel 2016, durante un colloquio con Nègre, ha avvertito improvvisamente un’irresistibile necessità di urinare. Costretta a farlo nel fiume, ha affrontato la situazione con imbarazzo mentre Nègre la copriva con una giacca, guardandola negli occhi. “È stato un doppio shock. Prima pensi che sia colpa tua, poi scopri di essere stata avvelenata,” ha commentato.
Un’altra vittima, Anaïs de Vos, ha raccontato di un colloquio nel 2011 nel Giardino delle Tuileries, dove Nègre le offrì una bevanda sospetta. “Mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava quando mi ha suggerito di urinare sotto un ponte,” ha riferito. Rifiutando di farlo, ha dovuto affrettarsi a un caffè nei pressi del Museo del Louvre, facendo tutto il tragitto con un’urgenza insostenibile.
Nel corso degli anni, altre donne hanno condiviso simili esperienze traumatiche, descrivendo il senso di umiliazione e la paura che hanno provato. Elise Daniaud Oudeh, un’altra presunta vittima, ha confidato di essersi sentita in colpa per ciò che le era successo, senza mai immaginare che qualcuno poteva avvelenare il suo drink all’interno di una istituzione ministeriale. “Crediamo ancora che gli stupri e i pedofili siano eccezioni, ma sono persone normali come noi che possono essere sposati e avere una vita sociale,” ha aggiunto.
Le Conseguenze e le Reazioni
A seguito di questi eventi disturbanti, molte delle vittime hanno subito effetti psicologici devastanti. Una di loro ha confidato di avere incubi e di sentirsi umiliata a tal punto da fermarsi dal cercare lavoro, fino all’esaurimento dell’indennità di disoccupazione. Louise Beriot, avvocato di alcune vittime, ha dichiarato che questi atti, camuffati da fantasie sessuali, si riducono a un esercizio di potere e dominio sui corpi delle donne.
Nègre non ha mai pubblicamente chiesto scusa alle donne coinvolte. Quando nel 2019 è stato contattato riguardo alle accuse, ha riconosciuto di aver somministrato diuretici e di aver scattato fotografie, ridimensionando però la gravità delle sue azioni.
Dopo aver lasciato il servizio civile, Nègre ha trovato lavoro in una scuola di affari a Caen sotto un nome diverso, ma la sua identità è stata scoperta dagli studenti, portando al suo licenziamento. Nel 2023, lo stato francese è stato condannato a risarcire fino a 14.000 sterline a sette presunte vittime in un caso civile, ma il Ministero della Cultura è stato ritenuto non responsabile come datore di lavoro.
Questo caso solleva interrogativi allarmanti sulla sicurezza delle donne nei luoghi di lavoro e sull’importanza di un sistema legale che agisca prontamente e con fermezza in situazioni di abuso.
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