Il drone Protector della RAF sorveglia per la prima volta le navi russe nella Manica
Per la prima volta, un drone della Royal Air Force (RAF) ha preso parte alla sorveglianza delle navi russe che transitavano nella Manica. Il Protector RG Mk1, un velivolo senza pilota controllato a distanza, ha operato insieme a elicotteri e unità della Royal Navy nell’ambito di una missione volta a monitorare i movimenti marittimi e contribuire alla sicurezza del Regno Unito.
L’attività si è svolta tra la fine di settembre e la metà di ottobre. Nel corso del periodo, il Protector ha trascorso dieci ore a osservare le imbarcazioni che attraversavano il canale; una missione di sorveglianza specifica ha avuto luogo tra il 14 e il 16 ottobre. Si è trattato delle prime sortite operative del velivolo nello spazio aereo britannico.
Nella prima metà di ottobre, le navi della Royal Navy HMS Dauntless e HMS Tyne hanno seguito una fregata russa, la RFN Neustrashimy. Le fregate sono unità da guerra impiegate, tra gli altri compiti, per pattugliamento e ricognizione. Il comandante Neil Skinner, della HMS Dauntless, ha dichiarato che l’equipaggio ha individuato la nave mentre attraversava la Manica.
Il monitoraggio di queste imbarcazioni, ha spiegato Skinner, «contribuisce a comporre un quadro più ampio della situazione marittima e sostiene la sicurezza del Regno Unito». La sorveglianza è stata condotta in coordinamento tra forze aeree e navali, così da seguire i movimenti delle unità russe e condividere le informazioni utili.
Le capacità del Protector
Il Protector RG Mk1 è la versione britannica del drone statunitense MQ-9B. Secondo la RAF, può raggiungere una velocità di circa 390 miglia orarie — quasi 630 chilometri orari — e volare a un’altitudine prossima ai 40.000 piedi, oltre 12.000 metri. Ha un’autonomia massima dichiarata di 40 ore e viene pilotato a distanza da personale della RAF presso la base di Waddington, nel Lincolnshire.
Il velivolo è stato progettato per missioni di sorveglianza, ma può anche essere equipaggiato con armamenti: tra quelli indicati figurano le bombe guidate Paveway e i missili Brimstone, descritti come sistemi «fire-and-forget», ossia capaci di proseguire verso il bersaglio dopo il lancio. I sensori e le tecnologie di bordo possono assistere l’identificazione degli obiettivi. Alcune descrizioni attribuiscono ai sistemi basati sull’intelligenza artificiale la capacità di distinguere, per esempio, un carro armato da un veicolo del trasporto pubblico; si tratta di una caratteristica che suscita interrogativi sul ruolo dell’automazione e sul livello di supervisione umana. La missione nella Manica, tuttavia, era di sorveglianza.
La RAF ha ordinato 16 esemplari del Protector e dispone di una flotta indicata in 11 unità . L’introduzione del drone amplia le capacità di ricognizione britanniche: la sua autonomia gli consente di restare in volo a lungo e di osservare vaste aree, mentre il controllo da terra permette al personale di operare senza esporre direttamente un equipaggio a bordo.
Durante le stesse attività , elicotteri della RAF hanno seguito anche una nave russa dedita alla raccolta di informazioni, attiva nei pressi di unità della Nato, e una nave da sbarco russa nella Manica. La HMS Tyne ha inoltre monitorato la RFN Aleksandr Shabalin. Le operazioni si inseriscono in un contesto di crescente attenzione verso le attività militari e di ricognizione russe nelle acque vicine al Regno Unito.
Secondo il Ministero della Difesa britannico, nei primi sette mesi dell’anno la sorveglianza della Royal Navy nei confronti delle attività russe è aumentata del 25%. La preoccupazione non riguarda soltanto le navi da guerra. Il Cremlino ha fatto ricorso con crescente frequenza ai droni e, in diversi Paesi europei — tra cui Danimarca, Lituania, Moldavia, Norvegia e Polonia — sono stati segnalati velivoli telecomandati.
Un alto comandante militare ha avvertito che droni russi potrebbero essere lanciati in pochi minuti da una nave situata al largo delle coste britanniche. Per questo, ha sostenuto, è necessario avere più aerei in volo e più navi in mare. Non conta tanto la dimensione delle imbarcazioni, ha aggiunto, quanto la capacità di seguirne i movimenti e raccogliere informazioni.
Un ulteriore motivo di allarme riguarda le infrastrutture sottomarine. Il mese scorso, secondo quanto riportato dal Telegraph, Mosca sarebbe stata sorpresa mentre «simulava» attacchi contro una vasta rete di cavi nell’Artico, parte delle infrastrutture che sostengono le comunicazioni e la connessione internet del Regno Unito. In tutto il mondo, i cavi sottomarini si estendono per circa 920.000 miglia. Sempre secondo il giornale, sono stati documentati 500 episodi in cui pescherecci russi avrebbero svolto attività di spionaggio nei pressi di queste infrastrutture.
Il ministro della Difesa Wes Streeting ha dichiarato che le forze armate britanniche lavorano «ogni giorno, senza interruzioni» per proteggere il Paese e tutelarne gli interessi. L’impiego del Protector insieme alle navi e agli elicotteri della Royal Navy, ha affermato, dimostra l’impegno a innovare i sistemi di sorveglianza e a contrastare minacce e provocazioni irresponsabili.
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