Compagnia aerea sospende tutti i voli per Dubai mentre gli espatriati britannici lottano per lasciare la regione

Fiamme e fumi: Tempesta di attacchi aerei su Dubai

Il 7 marzo 2026, il Mehrabad International Airport di Teheran è stato teatro di un violento attacco aereo, mentre nel resto del Medio Oriente si scatenava la furia dei missili iraniani. Gli effetti di questa situazione hanno avuto ripercussioni immediati: tutti i voli in arrivo e in partenza da Dubai sono stati sospesi.

La compagnia Emirates, uno dei principali vettori internazionali della regione, ha annunciato di aver fermato tutte le sue operazioni nella città fino a nuovo avviso. In un post sull’X, la compagnia ha esortato i passeggeri a non recarsi in aeroporto: «La sicurezza dei nostri passeggeri e del nostro equipaggio è la nostra massima priorità e non sarà compromessa». Inoltre, i punti di check-in cittadini sono stati chiusi temporaneamente.

Questo colpo al traffico aereo ha generato grande preoccupazione fra i viaggiatori. Durante le ultime ore, la tensione è aumentata costantemente, culminando in una serie di attacchi senza precedenti che hanno colpito vari punti salienti di Dubai, tra cui il famoso hotel Burj Al Arab. Due degli hotel più iconici della città, il Burj Al Arab e Palm Jumeirah, hanno subito danni significativi dagli attacchi, mentre gli Emirati Arabi Uniti cercavano di intercettare i missili dall’alto.

Le devastazioni non si sono fermate agli edifici: le esplosioni hanno causato danni anche ad alcuni complessi residenziali, portando a un esodo di espatriati spaventati. Tuttavia, le opzioni per lasciare la città si sono ridotte drasticamente, poiché lo spazio aereo sopra l’area è stato principalmente chiuso.

Uno dei pochi voli in partenza da Dubai è atterrato ieri a Londra Heathrow. I viaggiatori sono giunti a destinazione poco prima delle 8 del mattino dopo aver riuscito a ottenere un biglietto per fuggire dalla distruzione. Chris e Nicky Weare, una coppia di bristoliani, hanno dovuto pagare fino a 12.000 sterline per i loro biglietti, mentre centinaia di britannici lottavano per lasciare Dubai, colpita da un’ondata di missili diretti contro il porto e altre infrastrutture.

Nicky, 47 anni, ha descritto la situazione come «non buona e molto spaventosa». Ha riferito di aver visto droni intercettati e una bomba colpire il porto. Nonostante ciò, la reazione del governo è stata di minimizzare la gravità della situazione, rassicurando la popolazione che tutto andava bene, un’affermazione ben lontana dalla realtà. Ha paragonato il clima attuale a quello del Titanic, mentre la band continua a suonare: «Sta affondando».

Chris ha aggiunto: «Un esempio di quanto stia accadendo è stato durante un incontro di corse di cavalli. Missili volavano letteralmente sopra le nostre teste e il commentatore, che era inglese, proseguiva con gli annunci come se nulla stesse accadendo, è bizzarro».

La situazione resta molto critica, e gli aggiornamenti dalla compagnia Emirates sono attesi con ansia. La commissione di sicurezza degli Emirati sta attuando misure per garantire la sicurezza dei residenti e dei visitatori, mentre la comunità internazionale osserva con apprensione.

L’escalation di violenza nel Medio Oriente continua a creare una spirale di tensione e paura, non solo per gli abitanti delle zone calde, ma anche per i turisti e i viaggiatori che si trovano ad affrontare questa crisi improvvisa. La speranza è che presto si possa tornare a una relativa normalità e che siano garantite misure più efficaci per la sicurezza dei civili.

In questo contesto di incertezza, le strade per lasciare Dubai sono limitate, e quei pochi fortunati che riescono a partire dalla città lo fanno in un clima di allerta costante. La comunità internazionale guarda con attenzione a quanto sta accadendo, sperando per il meglio ma consapevole della fragilità della situazione attuale.

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