Una scalatrice ha smentito le accuse che la sua squadra avrebbe oltrepassato un portatore moribondo per raggiungere la vetta della seconda montagna più alta del pianeta.
Kristin Harila, 37 anni, ha scalato il K2 in Pakistan il 27 luglio insieme al nepalese sherpa Tenjen (Lama) Sherpa, 35 anni, con l’obiettivo di diventare l’alpinista più veloce a scalare tutte le vette oltre gli 8.000 metri.
Ma Harila ha ricevuto critiche per aver suppostamente superato un portatore locale ferito, Muhammed Hassan, colpito da una valanga.
Secondo il giornale austriaco Der Standard, le condizioni erano troppo difficili per spostarlo e il filmato proveniente da un drone condiviso da altri scalatori sembrava mostrare Harila e la sua squadra che passavano oltre l’infortunato Hassan.
I partner austriaci di scalata, Wilhelm Steindl e Philip FlƤmig, hanno raccontato a Der Standard di essere saliti sul K2 in quel momento.
“Una cosa del genere sarebbe impensabile nelle Alpi. Ć stato trattato come una persona di classe inferiore”, ha detto Steindl.
“Se fosse stato un occidentale, sarebbe stato immediatamente soccorso”, ha aggiunto.
La loro testimonianza ha sollevato un dibattito sulla sicurezza delle spedizioni nell’Himalaya e sul trattamento dei portatori di montagna locali.
Alcuni affermano che le spedizioni di alpinisti stranieri spesso ricevono più attenzione e assistenza rispetto ai locali, che a volte vengono considerati come “portatori di zavorra”.
Tuttavia, Harila ha negato le accuse e ha sostenuto che la sua squadra ha fatto tutto il possibile per assicurarsi che Hassan ricevesse aiuto.
“Non abbiamo ignorato nessuno o superato qualcuno intenzionalmente”, ha dichiarato Harila in un’intervista.
“Eravamo focalizzati sul raggiungimento della vetta, ma abbiamo continuato a chiedere informazioni su Hassan e sulla possibilitĆ di fornire assistenza”, ha aggiunto.
Secondo Harila, il gruppo ha contattato le squadre di soccorso e ha fornito loro informazioni sulla posizione di Hassan, sperando che potessero raggiungerlo.
Tuttavia, le condizioni avverse sul K2 rendevano difficile qualsiasi operazione di salvataggio, e ciò ha portato a un ritardo nell’arrivo degli equipaggi di soccorso.
Harila ha affermato che il suo obiettivo era di conquistare la vetta e mantenere l’attenzione sulla sfida dell’alpinismo, ma che non ha mai sottovalutato la situazione di Hassan.
Una volta raggiunta la vetta con Sherpa, Harila ha ripetuto i suoi sforzi per chiedere aiuto per il portatore ferito.
Dopo giorni di attesa, l’equipaggio di soccorso ĆØ finalmente riuscito a raggiungere Hassan e a fornirgli l’assistenza necessaria.
L’incidente ha sollevato interrogativi sul sistema di sicurezza e supporto per i portatori di montagna nelle spedizioni sull’Himalaya.
Alcuni sostengono che vi dovrebbe essere un sistema di sorveglianza più efficace per monitorare la sicurezza dei portatori locali e per assicurare che ricevano la stessa attenzione e assistenza degli alpinisti stranieri.
Altri suggeriscono una maggiore formazione e collaborazione tra le squadre di alpinisti e i portatori di montagna locali, al fine di ridurre i rischi e migliorare la sicurezza complessiva delle spedizioni.
L’esperienza di Harila sul K2 solleva importanti questioni etiche e di sicurezza riguardanti l’alpinismo in montagne estreme come l’Himalaya.
Ć fondamentale che l’etica e il rispetto per la sicurezza degli altri siano al centro di ogni spedizione, cosƬ come la consapevolezza dei rischi che le montagne possono comportare.
Speriamo che questo incidente porti a un maggiore dibattito e ad azioni concrete per migliorare la sicurezza e l’assistenza per tutti i partecipanti alle spedizioni in montagna, indipendentemente dalla loro nazionalitĆ o provenienza.
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