Imminenti Estinzioni

Fino a poco tempo fa si diceva che gli ecosistemi stessero correndo gravi pericoli; ora si può affermare che sono tutti compromessi e che il loro recupero è praticamente impossibile da realizzare. Si tratta di una affermazione molto grave, ma i segnali che ci giungono lo confermerebbero. Le economie dei Paesi più industrializzati si basano fondamentalmente sullo sfruttamento fino all’esaurimento di tutte le risorse della Terra, senza pensare al futuro. Che cosa sarà dei nostri figli e dei nipoti? Ci stiamo inoltrando verso un suicidio ecologico di cui non siamo pienamente consapevoli, per non parlare delle guerre in corso. Solo in questi ultimi decenni le foreste nel mondo si sono dimezzate. La foresta amazzonica sta scomparendo e la desertificazione, inimmaginabile fino a poco tempo fa, sta raggiungendo le aree temperate del nostro pianeta. Sebbene abbia una superficie di 2.345.410 chilometri quadrati (praticamente grande quanto la metà dell’Unione Europea), in un Paese africano, la Repubblica Democratica del Congo, il giro d’affari annuale legato alla commercializzazione illegale del legno ha raggiunto i centocinquanta miliardi di dollari. In questo Paese ogni anno scompaiono tredici milioni di ettari di foresta equatoriale, una superficie pari a quella del Trentino Alto Adige. Queste cifre sono allarmanti e molti scienziati ci mettono in guardia da tempo, ma fino a ora non è stato fatto niente di serio per migliorare la situazione e i media non ci aiutano certamente a capire la serietà del momento, parlando sempre d’altro. C’è molta irresponsabilità da parte delle persone politicamente al comando, le quali purtroppo vengono scelte non per le loro capacità, ma per la loro superficialità. Si preferiscono Yes-men, soprattutto se bravi a nascondere con le parole la loro mediocrità. Si sta alimentando sempre di più l’idea perversa che in democrazia l’ignoranza valga quanto la conoscenza e l’ignoranza con il fanatismo vengono spesso sfruttati per ingannare la gente, dimenticando i principi fondamentali dell’eguaglianza e della libertà. Non è un caso che quando il 16 dicembre 2019 Greta Thunberg parlò all’ONU in una conferenza sul clima dal titolo: Mi avete rubato l’infanzia, ella venne derisa dagli astanti, inclusi i capi di Stato di Paesi molto importanti.

Dove è andata a finire la saggezza degli uomini del passato? Perché non emergono più delle grandi figure politiche? Non dico che tutti gli uomini debbano assomigliare a Mahatma Gandhi o a Willy Brandt e tutte le donne a Marie Curie, a Rita Levi Montalcini o a Malala Yousafzai (le quali insieme hanno vinto quattro premi Nobel), ma dev’esserci un limite nell’assunzione di posizioni di potere.

Se così stanno le cose, non ci dobbiamo meravigliare, se di fronte ai disastri naturali e alla scomparsa di un numero notevole di animali selvatici la politica faccia “spallucce”. Dicono che ci sono priorità più importanti rispetto alla scomparsa di qualche specie animale. Molti chiedono, ad esempio: perché dobbiamo preoccuparci della scomparsa dello scimpanzé e non del lombrico? È giusto che il lombrico debba sopravvivere, ma il punto è che lo scimpanzé è una scimmia antropomorfa, la più prossima all’uomo. Apparteniamo allo stesso ordine zoologico: lo scimpanzé è un primate non umano, noi siamo primati umani. Se dovesse scomparire lo scimpanzé e insieme a lui molte altre scimmie, come il gorilla, l’orango o il gibbone, perderemmo tutto d’un colpo quel legame fondamentale che è sempre esistito tra noi e il resto del mondo animale, incluso il lombrico. Solo negli ultimi trent’anni in Africa sono stati sottratti al gorilla più di duecentomila chilometri quadrati di foresta, cioè una superficie più grande della metà dell’Italia. Tra qualche decennio se vorremo vedere degli animali selvatici (leoni, pantere, rinoceronti, eccetera) dovremo andare negli zoo o nei parchi safari in Africa, luoghi in cui questi animali non vivono in libertà. Ciò è inaccettabile. Ciò che è ancora più grave è che mentre in Europa e in Nord America la popolazione getta nella spazzatura circa un terzo degli alimenti ancora commestibili, in molte aree dell’Africa la gente, per non morire di fame, è costretta a uccidere e alimentarsi della carne degli animali selvatici, inclusa quella di alcune specie di scimmie. Quando nel mondo le differenze sociali ed economiche tra le persone aumentano e quando la fame cresce invece di diminuire, qualcosa di importante non funziona nel nostro sistema politico globale. La popolazione umana sta crescendo vertiginosamente, mentre quella degli animali selvatici (esclusi gli animali domestici) sta diminuendo vistosamente. A dire il vero esistono degli studiosi che suggeriscono come cambiare rotta, anche se siamo praticamente fuori tempo massimo: diminuendo l’emissione di CO2 e di altri dei gas serra in atmosfera, mantenendo l’aumento della temperatura terrestre al di sotto dei 2° C, riducendo l’inquinamento da sostanze tossiche, diminuendo lo spreco alimentare e, ciò che è più importante, riducendo la deforestazione in tutto il mondo, non solo in Amazzonia. In realtà stiamo facendo l’opposto, inoltrandoci verso una catastrofe ambientale. Sono passati circa vent’anni da quando due famosi scienziati, Franz Broswimmer e Jeremy Rifkin, che hanno scritto entrambi un libro dallo stesso titolo (Ecocidio), ci hanno messo in guardia; sembra che siano rimasti inascoltati. Presto la Terra ci presenterà il conto, o meglio ha già iniziato a farlo.

Foto Redazione da Unsplash
Guillaume de Germain – Mondo Ecologia
Kazuend – Tettuccio in foglie di bambù
Antoine GIRET – Montagna di rifiuti e spazzatura sulla spiaggia in riva al mare

angelotartabini
angelotartabini
Angelo Tartabini, già professore ordinario di psicologia generale presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma, in passato ha svolto attività di ricerca in Giappone (Kyoto University) (quattro anni), in Olanda (Institute of the Organization for Health Research, TNO)(un anno), negli Stati Uniti d'America (California University, Davis)(un anno), in Sud Africa (Witwatersrand University di Johannesburg)(un anno), in Canada (Ontario Institute for Studies in Education dell’Università di Toronto)(un anno) e in Inghilterra complessivamente per dieci anni, presso il Sub-Department of Animal Behaviour del Medical Research Council dell’Università di Cambridge sotto la direzione del Prof. Robert Hinde. E' autore di più di duecento pubblicazioni e di 16 volumi, tra i quali: Il mondo delle scimmie (Muzzio), L'uomo allo specchio (Il Pensiero Scientifico), Cannibalismo e antropofagia (Mursia), Una scimmia in tutti noi (B. Mondadori), Fondamenti di Psicologia evoluzionistica (Liguori), L'uomo scimmia (McGraw-Hill), Il Mondo in bilico (Mursia), Uomini e scimmie in pericolo (Mursia), Crimini contro l'ambiente (Liguori), Origine ed evoluzione del linguaggio in collaborazione con F. Giusti (Liguori), La coscienza negli animali (Mimesis) e Pensiero animale (Orme). Nel 2021 con il libro La coscienza negli animali ha vinto il Primo Premio per la saggistica “I Murazzi” di Torino, il Premio Internazionale di Letteratura Città di Como e il Premio Internazionale Percorsi Letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron, Lerici (SP). Nel 2022 con il libro Pensiero Animale ha vinto il Primo Premio letterario Città di Siena, il Primo Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica KERIT-LC (Reggio Calabria) e il Primo Premio Letterario città di San Pietro Apostolo (CZ). In passato ha pubblicato articoli di divulgazione scientifica presso il Corriere della Sera e La Stampa. Dal 2019 al 2021 ha collaborato con Wall Street International Magazine e poi con la Rivista online MEER. Dal 2022 collabora con articoli di divulgazione scientifica alla Rubrica Uomini e Animali della Gazzetta di Parma e alla pagina Lettere e Commenti del Corriere Adriatico.
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