Proteste contro il turismo di massa nelle Isole Canarie
I residenti delle Isole Canarie, un famoso arcipelago spagnolo, sono scesi in piazza per protestare contro gli effetti negativi del turismo di massa. Le manifestazioni si sono svolte su tutte e sette le principali isole: Tenerife, Gran Canaria, Fuerteventura, El Hierro, La Palma, La Gomera e Lanzarote, attirando decine di migliaia di partecipanti. Sotto lo slogan “Canarias tiene un límite” (Le Canarie hanno un limite), i manifestanti chiedono una regolamentazione del turismo per proteggere le comunità locali.
Le richieste includono la riduzione degli alloggi a breve termine e la creazione di case più accessibili per coloro che vivono sull’isola tutto l’anno. Queste rivendicazioni sono essenziali poiché molti residenti si sentono esclusi dal mercato abitativo a causa dell’aumento dei prezzi generato dal turismo. Le proteste si sono estese anche a città come Barcellona, Valencia e Madrid, dove l’opposizione nei confronti dei turisti stranieri è cresciuta nel corso dell’ultimo anno.
Nel marzo 2024, le Isole Canarie hanno registrato il numero record di 1,55 milioni di visitatori in un solo mese, un dato che ha spinto la popolazione locale a esprimere il proprio malcontento. I cittadini affermano di essere stanchi di un’economia che dipende dal turismo di massa, creando disuguaglianze e costringendo molte persone a lasciare le loro abitazioni. È giunto il momento, dicono, di passare a un modello di sviluppo sostenibile che tuteli l’ambiente e il benessere locale.
Le manifestazioni sono avvenute in un periodo in cui l’industria turistica si prepara a una stagione estiva altrettanto intensa. Nonostante le richieste di cambiamenti, fino ad ora sono stati compiuti pochi progressi nell’affrontare i problemi identificati.
Le proteste di ottobre hanno visto migliaia di manifestanti bloccarsi nelle strade delle Isole Canarie, mentre i turisti si godevano il sole. A Tenerife, i partecipanti hanno deviato dal loro percorso previsto dirigendosi verso la spiaggia di Troya, una delle più popolari del sud dell’isola. Durante la marcia, hanno intonato slogan come “Canarias No Se Vende” (Le Canarie non sono in vendita) e hanno mostrato striscioni che denunciano l’inadeguatezza delle strutture abitative.
Un partecipante ha portato un cartello che recitava: “Godendo di una giornata in piscina? Quell’acqua potrebbe servire per il cibo”, un richiamo pungente alla crisi idrica e alle priorità distorte che il turismo può comportare. Nonostante le proteste fossero meno affollate rispetto ad aprile, i manifestanti sostengono siano rappresentative di una crescente insoddisfazione riguardante le politiche locali.
Le manifestazioni non si sono limitate a Tenerife; anche Gran Canaria, Lanzarote, Fuerteventura, El Hierro e La Palma hanno visto il sorgere di movimenti simili. I residenti di Maspalomas, area con alta concentrazione di hotel frequentati dai turisti britannici, hanno espresso il loro dissenso verso le autorità per non aver affrontato la crisi abitativa e i problemi ambientali associati al turismo eccessivo.
Molti manifestanti hanno camminato dietro un grande striscione che affermava: “Siamo stranieri nella nostra terra”. I turisti sono stati testimoni delle manifestazioni, e in alcuni casi, hanno reagito in modo provocatorio nei confronti dei residenti, alimentando ulteriormente la tensione. Le proteste hanno anche visto episodi di arresti, creando un’atmosfera di forte conflitto tra residenti e autorità.
Gli organizzatori delle proteste sostengono che l’ammontare di turisti, che ha toccato i 16 milioni l’anno scorso e si prevede raggiunga i 17 milioni nel 2024, non è sostenibile. Tra le loro richieste figurano l’introduzione di una tassa turistica, il blocco di progetti alberghieri ritenuti illegali e limiti sull’acquisto di proprietà da parte di non residenti.
Le voci degli attivisti si fanno sempre più forti. Durante un recente raduno, uno dei relatori ha esclamato: “Dobbiamo ridurre l’uso di auto a noleggio e migliorare il trasporto pubblico. Non possiamo continuare a essere così tanti per chilometro quadrato”. Il messaggio chiave è che ogni nuovo campo da golf o hotel aumenta la pressione sulle risorse locali.
Le manifestazioni dell’ultimo fine settimana sono state parallele ad altri programmi di protesta tenutisi in aprile e hanno portato alla luce un forte senso di urgenza. La necessità di un cambiamento è stata rimarcata anche da attivisti che hanno intrapreso uno sciopero della fame per attirare l’attenzione sulla crisi ambientale.
Mentre il conflitto continua, è evidente che la lotta per un futuro sostenibile delle Isole Canarie è solo all’inizio, e il coinvolgimento attivo di residenti e turisti sarà cruciale per determinare la direzione di queste bellissime isole.
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